Il bicarbonato non è un disinfettante e non è una bacchetta magica: è un alcalinizzante leggero e un deodorante efficace, ma se lo tratti come “polvere universale” rischi di stressare la borraccia proprio dove è più vulnerabile.

Io l’ho capito quando ho iniziato a usare borracce termiche in acciaio ogni giorno: acqua, , caffè, a volte bevande proteiche. Ho notato che il problema, col tempo, non era lo sporco visibile: era l’odore e quel retrogusto che torna anche dopo un lavaggio rapido. Il primo istinto è stato quello classico: bicarbonato a occhio, acqua calda, ammollo lungo.

Dopo diversi tentativi ho capito che funziona, sì, ma a una condizione: poco, per poco tempo, e con risciacqui seri. L’acciaio inox regge bene, ma guarnizioni, filettature, eventuali rivestimenti interni e finiture esterne non amano gli eccessi ripetuti.

Una borraccia termica non è una tazza: ha un collo stretto, una camera difficile da asciugare e un tappo con silicone e incastri che trattengono residui. Ho notato che l’odore “di chiuso” nasce quasi sempre lì, non sull’acciaio. E qui il bicarbonato è utile perché neutralizza parte delle molecole odorose e aiuta a staccare residui leggeri, ma non sostituisce la pulizia meccanica. Il segreto che ho scoperto è usare il bicarbonato come rifinitura, non come scorciatoia per saltare il lavaggio vero.

Quando il bicarbonato serve davvero

Nella mia esperienza serve soprattutto in tre situazioni: retrogusto di tè o caffè, odori persistenti dopo bevande aromatizzate o zuccherate, borraccia rimasta chiusa a lungo con residui. In questi casi una soluzione alcalina lieve aiuta a “spegnere” l’odore.

Quando invece ci sono bevande proteiche, latte, smoothie o liquidi grassi, il bicarbonato da solo non basta: lì serve detergenza (tensioattivi) e una pulizia accurata di tappo e guarnizioni. Ho notato che chi insiste col bicarbonato in questi casi finisce per aumentare dosi e tempi: il risultato è spesso un ciclo infinito di odore che ritorna e silicone che trattiene.

Altro punto: il bicarbonato può essere abrasivo se usato come pasta e strofinato con forza. Io evito lo “scrub” dentro e soprattutto lo tengo lontano dalle parti esterne verniciate o soft-touch: a lungo andare possono opacizzarsi.

Il metodo “parsimonioso” che uso io: dosi, tempi, tappo e risciacqui

Io parto sempre da un lavaggio normale: acqua calda, un goccio di detersivo per piatti e scovolino lungo fino al fondo, più uno piccolo per filettatura e imbocchi. Solo se resta odore passo al bicarbonato.

Quando lo uso, non vado a occhio: per una borraccia da 500–750 ml metto mezzo cucchiaino raso (2–3 g), riempio con acqua tiepida/calda (non bollente), chiudo e agito 10–15 secondi. Lascio agire 20–30 minuti, non di più: dopo diversi tentativi ho capito che l’ammollo lungo non aumenta davvero l’efficacia, aumenta il rischio di residui e lo stress sulle guarnizioni.

Il tappo lo tratto sempre a parte: lo smonto se possibile, lavo guarnizione e incastri con detersivo e spazzolino. Se trattiene odore, faccio lo stesso ammollo breve in bicarbonato, poi risciacquo.

Centrati sul risciacquo: almeno tre passaggi, poi annuso. Se sento anche un filo di bicarbonato, risciacquo ancora. Infine, asciugo capovolta, aperta, su griglia: l’umidità intrappolata è il nemico numero uno degli odori. Se vuoi una regola semplice: dose piccola, tempo breve, tappo separato. Così il bicarbonato fa il suo lavoro senza diventare un’abitudine che rovina più di quanto aiuti.