Io non lo sopporto quando entro in casa e mi arriva addosso quel profumo “sparato” da deodorante. Mi dà proprio fastidio: sembra pulito per forza, ma in realtà è solo un odore più forte che copre tutto il resto.
E poi, diciamolo, dopo mezz’ora ti resta quella scia finta sui tessuti, come se divano e tende avessero preso una patina. In cucina è ancora peggio: tra caffè, soffritto, umido e vapore, aggiungere uno spray è come mettere un’altra voce in una stanza già piena di rumore.

A casa mia, l’odore dell’estate è un’altra cosa. È quando apri le finestre la mattina e senti aria fresca, limone, magari un po’ di verde (menta, rosmarino), niente di invadente. E io ci sono arrivata non perché sono “brava” o perché ho chissà quale segreto: ci sono arrivata perché mi ero stancata di comprare profumatori che mi facevano venire mal di testa. Ho iniziato con un barattolo buttato lì per caso e poi non l’ho più mollato. Costa pochissimo, lo rifai quando vuoi, e soprattutto non devi spruzzare niente in giro.
Il trucco da 3 euro che non profuma “a caso”
Te lo dico come lo direi a un’amica: è un barattolo con dentro bicarbonato e due cose che profumano “pulito”. Fine. Non è un profumo da boutique, non è una candela scenografica. È una di quelle cose semplici che fanno il loro lavoro mentre tu fai altro.
Il bicarbonato, per me, è la base perché non fa scena: assorbe e basta. Io ci metto dentro la scorza di un limone (a strisce, non grattugiata) e qualche foglia di menta. Se ho solo rosmarino, va benissimo lo stesso: dà quell’odore da terrazzo, da pianta al sole. Se vuoi restare sui 3 euro, non serve comprare niente di speciale: bicarbonato, un limone, un mazzetto di menta. È la classica spesa che fai anche “tanto per” e poi ti dura.
E sai qual è la cosa che mi piace? Che non ti satura la stanza. Non ti entra nel naso. Non ti fa dire “oddio che profumo”. Ti fa dire “che aria buona”. Che per me è tutta un’altra categoria.
Come lo uso in casa (e le cose che ho imparato sbagliando)
All’inizio ho fatto l’errore più scemo: ho grattugiato la scorza e dopo due giorni il barattolo era umido e triste. Da lì ho imparato la versione “furba”: prendo il pelapatate e faccio due-tre strisce di buccia, solo giallo, niente parte bianca. La menta la schiaccio appena tra le dita, così si sveglia e rilascia subito profumo, ma non la riduco a poltiglia. Poi copro il barattolo con una garza e un elastico: deve respirare, altrimenti non serve a niente.
Dove lo metto? Io vado dritta al punto: vicino al bidone dell’umido, in ingresso (scarpe e cappotti fanno la loro parte, inutile negarlo), in bagno. In cucina lo tengo lontano dai fornelli perché col calore dura la metà e cambia odore più in fretta. Ogni due o tre giorni ci do una mescolata veloce con un cucchiaino. Quando sento che “non fa più niente”, non mi complico la vita: butto le bucce vecchie, rimetto due strisce nuove e aggiungo due foglie fresche. Cinque minuti e via.






