Questa torta per me è nata da una frase sentita troppe volte: “Le torte di carote sono umide, quindi per forza vengono basse”. Falso.
La prima volta che l’ho fatta davvero alta mi è successo per errore: avevo grattugiato le carote finissime e avevo montato le uova più del solito perché mi ero distratta al telefono.

Quando ho aperto il forno ho capito che il “WOW” non lo fa la crema, lo fa l’aria: se la intrappoli bene all’inizio, poi il forno fa il resto. Le carote, invece di affossarti, diventano il tuo alleato perché tengono morbida la mollica senza appesantirla… ma solo se non le tratti come verdura da soffritto.
Torta alle carote super wow: la ricetta
È una torta vegetariana concreta: niente creme complicate dentro l’impasto, una struttura che regge bene anche il giorno dopo e una dolcezza che non ha bisogno di “profumi finti” per piacere. Le carote portano acqua e zuccheri naturali, quindi la fetta resta morbida più a lungo; la farina di mandorle (anche poca) aggiunge grassi buoni e limita l’effetto “pan di spagna secco”. La crema al burro alla vaniglia qui non è un vezzo: fa da contrasto e dà quella sensazione da torta importante, da tavola apparecchiata, senza dover impazzire con glasse delicate.
Prima cosa: stampo da 20 cm e possibilmente alto. Se usi il 24, viene più bassa e poi sembra che “non è riuscita”. Io non baro: scelgo lo stampo giusto. Gli ingredienti che ci serviranno, dunque, sono solo i seguenti per la ricetta che si divide in due fasi, base e crema:
- 3 uova medie
- 170 g zucchero
- 120 grammi olio di semi
- 220 grammi carote grattugiate finissime
- 200 grammi farina 00
- 50 grammi farina di mandorle (oppure altra 00)
- 12 grammi lievito per dolci
- 1 pizzico di sale
Crema al burro alla vaniglia:
- 150 grammi burro morbido (non sciolto)
- 250 grammi zucchero a velo setacciato
- vaniglia (estratto o semi)
- 1 pizzico di sale
- 1–2 cucchiai di latte (solo se serve)
Ecco come preparare la torta alle carote
Accendo il forno a 175 gradi statico. Imburro e infarino lo stampo, perché questa torta deve “arrampicarsi” e se le pareti sono scivolose lei non sale bene. Poi monto uova e zucchero almeno 5 minuti: non mi fermo finché non vedo il nastro chiaro che cade dalle fruste. È lì che nasce l’altezza.
Verso l’olio a filo, piano, senza smontare tutto. A parte setaccio farine, lievito e sale. Unisco le polveri in due volte con spatola: pochi giri, non devo fare ginnastica. Aggiungo le carote grattugiate finissime (se sono acquose le tampono appena, senza strizzarle) e la scorza d’arancia.
Inforno 35–45 minuti. Non apro prima dei 30: il vapore iniziale è quello che spinge su la cupola, se lo fai scappare ti ritrovi la torta piatta e poi dai la colpa alle carote. Raffreddo bene su gratella.
Per la crema lavoro il burro morbido finché schiarisce, poi aggiungo lo zucchero a velo setacciato, vaniglia e sale. Se è troppo compatta, metto mezzo cucchiaio di latte alla volta: deve restare sostenuta, non lucida e molle. Taglio la torta solo quando è fredda, farcisco e la metto in frigo 30 minuti: non per scena, ma perché così al taglio viene netta e non scappa la crema.
Il mio trucco pratico, quello che mi salva sempre, è farla il giorno prima: il riposo compatta la mollica, il sapore si arrotonda e il “WOW” lo senti davvero alla prima fetta, non solo a parole.






