Io ho smesso di “pulire il frigo” e ho iniziato a smontarlo mentalmente. Perché quando lo fai di fretta, succede sempre la stessa cosa: passi un panno qua e là, chiudi, e dopo due giorni senti di nuovo quell’odore indefinito di cucina “mista”.

Ho notato che il problema non è il prodotto: è l’ordine. Se non parti dal punto giusto, finisci per trascinare briciole, gocce e residui dove non dovrebbero andare.

Pulire il frigorifero - RicettaSprint
Pulire il frigorifero – RicettaSprint

E soprattutto: se pulisci dall’alto, quello che cade ti rovina il lavoro e ti viene voglia di mollare tutto.

Il punto da cui comincio sempre (e perché dal basso ha senso)

Io parto dal cassetto in basso. Sempre. È il luogo dove finiscono le foglie umide, le verdure “sudate”, le bustine aperte male: lì si crea la miscela perfetta tra acqua, zuccheri naturali e micro-residui che fermentano e puzzano. Se sistemi quello, metà del frigo cambia faccia.

Tolgo tutto e mi preparo due cose semplici: una bacinella con acqua tiepida e bicarbonato (un cucchiaio raso per litro) e uno spruzzino con acqua e aceto (più o meno metà e metà). Il bicarbonato è una base delicata: solleva lo sporco grasso leggero e aiuta sugli odori. L’aceto è acido: scioglie i residui minerali, “taglia” quella patina appiccicosa e lascia la superficie più pulita al tatto. Non li mescolo nella stessa ciotola perché si neutralizzano: li uso in due passaggi diversi, come due strumenti.

Dal basso verso l’alto: prima il fondo, poi le pareti laterali. Il fondo lo pulisco con panno in microfibra imbevuto di bicarbonato, senza inzuppare: nel frigo non serve fare il lago, serve staccare lo sporco. Se c’è una goccia secca (salsa, latte, sugo), appoggio il panno caldo due minuti e la lascio ammorbidire: meno strofinio, meno nervi.

Lateralmente e poi su: il trucco per non lasciare aloni

Quando passo ai laterali, mi concentro sugli angoli e sulle guarnizioni. È lì che si accumula la “polvere appiccicata” che non noti finché non ci passi il dito. Qui uso lo spruzzino con acqua e aceto e un cotton fioc o uno spazzolino morbido: non serve forza, serve precisione.

Ripiani e balconcini li lavo separatamente nel lavello con bicarbonato e acqua tiepida. Se li rimetti ancora umidi, l’odore torna presto: quindi asciugo tutto bene, anche gli incastri. Ultimo dettaglio che fa davvero la differenza: una passata rapidissima con panno appena inumidito d’acqua pulita, per togliere eventuali residui di bicarbonato o aceto, e poi asciugo.

Prima di richiudere, lascio lo sportello aperto 5 minuti. Non per rituale, ma per far evaporare l’umidità intrappolata. L’umido nel frigo è un invito: odori, muffette, e la sensazione di sporco che torna troppo in fretta.