Quando si parla di microonde, il primo pensiero va alle presunte radiazioni che renderebbero il cibo “radioattivo”. È una paura infondata, ma ha distolto l’attenzione da un rischio reale, quotidiano e molto più concreto: la plastica.

Mettere un contenitore di plastica nel microonde, anche se etichettato come “adatto”, rilascia migliaia di microplastiche e molecole potenzialmente tossiche nel cibo. Uno studio del 2023 ha rilevato che in soli tre minuti di riscaldamento si liberano fino a 4 milioni di particelle di plastica per centimetro quadrato di contenitore.

Queste particelle non sono inerti: alcune contengono ftalati e bisfenoli, interferenti endocrini che il calore favorisce a migrare nel cibo. Il problema peggiora con contenitori vecchi, graffiati o già deformati dal calore. La regola è semplice: nel microonde vanno solo vetro, ceramica smaltata e Pyrex. La plastica, anche quella “sicura”, non dovrebbe mai entrare in contatto con cibo caldo. Non importa cosa dice l’etichetta: il rischio non vale la comodità.

Le radiazioni del microonde non ionizzano ma…

Il termine “radiazione” suona minaccioso, ma le microonde sono onde elettromagnetiche a bassa energia, simili a quelle del Wi-Fi o della radio, ma più potenti. A differenza dei raggi X o gamma, non hanno abbastanza energia per strappare elettroni dagli atomi o danneggiare il DNA. L’unico effetto delle microonde sul cibo è quello di far vibrare le molecole d’acqua, producendo calore per attrito. Non c’è alcuna trasformazione chimica diversa da quella che avviene in una pentola o in un forno tradizionale.

Anzi, per molti alimenti, la cottura breve e senza acqua preserva meglio le vitamine idrosolubili (come la vitamina C) rispetto alla bollitura. L’Istituto Superiore di Sanità e l’AIRC confermano da decenni che non esiste alcuna correlazione tra l’uso del microonde e l’insorgenza di tumori. La paura delle radiazioni è un retaggio culturale, non un pericolo reale. Ciò che invece può accadere, se si usano recipienti inadatti, è che il cibo assorba sostanze chimiche indesiderate. Ma la colpa non è delle microonde, è del contenitore.

Il pericolo più sottovalutato è la crescita batterica per riscaldamento disomogeneo

C’è un rischio che pochi considerano, perché non fa paura ma può causare intossicazioni alimentari. Il microonde scalda in modo non uniforme: il cibo può essere bollente in superficie e ancora freddo all’interno, soprattutto se è denso (come un piatto di lenticchie o una fetta di carne). In quelle zone fredde, i batteri che non sono stati uccisi dal calore – o che sono sopravvissuti perché il piatto era stato mal conservato – trovano le condizioni ideali per moltiplicarsi. Una singola zona non raggiunta dai 70 gradi può bastare a rendere pericoloso l’intero pasto.

La soluzione è mescolare il cibo almeno una volta durante il riscaldamento, coprirlo per trattenere il vapore e lasciarlo riposare un paio di minuti dopo lo spegnimento, perché il calore si distribuisca. Inoltre, i cibi cotti al microonde vanno consumati subito: se avanzano, vanno raffreddati velocemente e conservati in frigorifero, non lasciati a temperatura ambiente. Il microonde non è pericoloso di per sé, ma l’uso scorretto – la plastica, la non curanza delle temperature – lo diventa. Sapendo cosa evitare, resta uno degli elettrodomestici più pratici e sicuri della cucina.