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Butta subito quella carta da forno! Ecco perché dovresti proprio farlo secondo uno studio

La carta da forno è realmente sicura? Cosa rivela la scienza a seguito di quanto hanno osservato alcuni esperti. Le cose che probabilmente non sapevi.

L’uso quotidiano della carta da forno in cucina ha sempre più sostenitori per la sua praticità e facilità d’uso. Tuttavia, un recente studio condotto dal Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Roma in collaborazione con il INAIL ha acceso un faro sulle eventuali implicazioni per la salute derivanti dall’uso di questi materiali. Il focus? La possibile migrazione di sostanze chimiche come PFAS e organofosfati esteri (OPEs) negli alimenti durante la cottura ad alte temperature.

Butta subito quella carta da forno! Ecco perché dovresti proprio farlo secondo uno studio – ricettasprint.it

Cosa ha scoperto lo studio? I ricercatori hanno analizzato diversi campioni di carta da forno, rilevando la presenza di OPEs e sostanze perfluoroalchiliche (PFAS). Le OPEs, utilizzate come plastificanti e ritardanti di fiamma, e le PFAS, conosciute come “forever chemicals” per la loro persistente presenza nell’ambiente, sono entrambe potenzialmente dannose per la salute. Evita di utilizzare la carta da forno per lunghi tempi a temperature elevate, specialmente oltre i 200°C, o per alimenti acidi o molto grassi.

La carta forno è pericolosa?

Durante i test, condotti simulando la cottura con materiali grassi e acidi (utilizzando etanolo al 95% e acido acetico al 3%), gli studiosi hanno osservato che la migrazione chimica cresce sensibilmente con l’aumentare della temperatura e del tempo di esposizione. In alcuni casi, i valori di OPE e PFAS superavano il limite precauzionale europeo di 0,01 mg/kg.

La carta forno è pericolosa? – ricettasprint.it

Quali rischi emergono dalla ricerca. Le sostanze individuate presentano numerosi effetti potenziali sulla salute umana. Le OPEs come TBEP o TCPP sono messe in relazione con alterazioni endocrino‑riproduttive e possibili effetti cancerogeni. Le PFAS, invece, sono legate a disfunzioni tiroidee, epatiche e riproduttive, accumulandosi con il tempo nell’organismo.

Particolare attenzione viene dedicata alle condizioni d’uso: ad esempio, cotture prolungate a temperature elevate (oltre i 200°C) e alimenti con elevato contenuto acido o grasso si prestano maggiormente alla migrazione di queste sostanze.

Come ridurre i rischi in cucina

Pur senza demonizzare l’uso della carta da forno, gli esperti forniscono alcune indicazioni cruciali per minimizzare il rischio:

  1. Non riutilizzare la carta da forno: l’usura e il calore possono aumentare la cessione di sostanze chimiche.
  2. Preferisci materiali alternativi certificati per uso alimentare, come tappetini in silicone o teglie unte con olio extravergine d’oliva.
  3. Controlla le etichette dei prodotti: alcune carte da forno “siliconate” potevano risultare più implicate nella migrazione di PFAS.

Gli studi condotti sono limitati nel numero e portata, e al momento non consentono una classificazione netta della carta da forno come “cancerogena”. La ricerca segnala che non tutti i prodotti sono uguali, e che esistono condizioni d’uso più critiche rispetto ad altre.

In attesa di normative più specifiche e ampi test indipendenti, l’approccio più prudente suggerisce di limitare i possibili fattori di rischio cambiando leggermente le nostre abitudini in cucina. Verifica il prodotto, gestisci meglio i tempi di cottura e valuta alternative quando possibile.

Salvatore Lavino

Classe 1985, giornalista pubblicista con una più che decennale esperienza nel settore e con migliaia di articoli prodotti in merito ai temi più disparati. Attualmente impegnato con diverse collaborazioni che trattano di vari argomenti, tra ecologia, cucina, sport, attualità, benessere e molto altro.

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Salvatore Lavino

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