La cirerchiata non è un dolce “da improvvisare”, te lo dico subito: è uno di quei classici di Carnevale che ti mette alla prova sulla pazienza. Io la prima volta l’ho presa sottogamba e ho fatto i pallini troppo grossi, pensando “tanto si friggono lo stesso”.
Sì, si friggono… e poi però ti ritrovi con pezzi pesanti, che assorbono olio e nel miele non si legano come dovrebbero.
Da allora ho capito perché la nonna, quando la prepara, mette la radio, si siede comoda e lavora con calma: la cirerchiata viene bene solo se i “ceci” sono piccoli e regolari. È una ricetta semplice, ma non è sbrigativa.
Ci sono dolci che hanno davvero il sapore della tradizione e la cirerchiata abruzzese è una di queste, le prepari con la nonna perché hanno in sé il racconto della tradizione, il tramando da una generazione all’altra e rappresentano un appuntamento fisso durante questo periodo dell’anno punto un tempo le preparavo con lei perché da bambina amavo mettere le mani in pasta, oggi per me invece è il racconto di famiglia che si riflette sul cibo e mi permette di conoscere meglio la tradizione della mia regione!
Per una ciambella grande gli ingredienti che ci serviranno sono solo i seguenti:
Per finire:
La regola che mi ripeto sempre, perché è quella che salva tutto: impasto sodo, non molle. Se è morbido ti incolla alle dita, ti costringe a infarinare troppo e poi in frittura quella farina brucia e rovina il profumo.
In una ciotola sbatto uova e zucchero giusto per scioglierlo un po’, poi unisco burro fuso (o olio), sale e scorza di limone. Aggiungo la farina mescolata al lievito (o ammoniaca) e impasto fino a ottenere una palla compatta: se serve, spolvero un cucchiaio di farina, ma senza esagerare. Lascio riposare 10 minuti: non è per “magia”, è perché così l’impasto si rilassa e si lavora meglio.
Poi viene la parte da nonna: divido l’impasto, faccio cordoncini sottili (circa 1 cm), taglio a tocchetti minuscoli e li rotolo tra i palmi per fare pallini grandi quanto un cece piccolo (anche un filo più piccoli, se hai pazienza). Li metto su un vassoio con pochissima farina e li lascio lì altri 10 minuti ad asciugare.
Scaldo l’olio a 170–175 gradi: se non hai il termometro, fai la prova con un pallino, deve salire subito e friggere senza scurire di colpo. Friggo pochi pallini per volta, li muovo con la schiumarola e li scolo bene su carta: devono essere dorati, non scuri.
Per lo sciroppo metto miele, zucchero e acqua in pentola e scaldo finché diventa fluido e ben caldo: se hai il termometro, il punto che funziona davvero è 115–118 gradi. Spengo, verso dentro i pallini fritti e mescolo subito, velocemente, finché sono tutti lucidi e “incollati” bene.
Rovesco su un piatto leggermente unto e, con le mani bagnate d’acqua (o appena unte), do forma a ciambella. Confettini sopra quando è ancora caldo, così restano attaccati.
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