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In lavastoviglie metti le candeggina? Allora c’è una cosa che devi sapere

La candeggina in lavastoviglie non è “il colpo di genio” per sbiancare tutto: è una scorciatoia che, nella maggior parte dei casi, ti si ritorce contro.

L’ho capito in modo molto pratico, quando una volta ho aperto lo sportello e mi è arrivato addosso quell’odore acre, tipo piscina, e i bicchieri, puliti sì, ma con una patina strana, quasi opaca. Da lì mi sono messa a ragionare da cucina tecnica: la lavastoviglie è già un sistema chimico (sale, brillantante, detergente, acqua calda).

Candeggina nella lavastoviglie – RicettaSprint

Se ci aggiungi cloro a caso, stai improvvisando in un laboratorio. E quando improvvisi con gli ossidanti, di solito paghi con guarnizioni, metalli e vetri.

Perché la candeggina è un problema anche se “sembra funzionare”

La prima questione è semplice: non tutte le candeggine sono uguali. Quella “classica” al cloro (ipoclorito di sodio) è molto reattiva. In ambiente caldo e umido, e in presenza di residui acidi o ammoniacali (pensa a certi detersivi, o a piatti con limone, aceto, uova), può liberare vapori irritanti. Non serve fare terrorismo: basta ricordarsi che stiamo parlando di sostanze nate per ossidare e disinfettare superfici, non per girare in un circuito chiuso pieno di plastiche, acciaio, guarnizioni e brillantanti.

La seconda questione è “meccanica”: ho notato che l’uso ripetuto di candeggina può stressare le guarnizioni e i componenti in gomma, rendendoli più rigidi col tempo. E sul lungo periodo, quella rigidità si traduce in micro-perdite o odori persistenti. Anche i metalli non sono tutti felici: l’acciaio inox regge bene, ma non è immortale, e alcune leghe o finiture (o posate economiche) possono macchiarsi o perdere lucentezza.

Cosa fare al posto della candeggina (senza diventare matti)

Se l’obiettivo è igiene e odori, io mi muovo così: prima controllo il “triangolo” che davvero fa la differenza, filtro pulito, bracci liberi, sale e brillantante presenti. Sembra banale, ma quando la lavastoviglie puzza, nove volte su dieci è lì. Poi uso un ciclo a vuoto ad alta temperatura (se c’è, quello di manutenzione) con un prodotto specifico per lavastoviglie: è formulato per sciogliere grassi e biofilm senza aggredire le parti interne.

Quando invece ho bisogno di una spinta “antiodorecasalinga, faccio una cosa che funziona perché è fisica, non magia: tolgo il filtro, lo lavo bene con acqua calda e spazzolino, e solo dopo avvio un ciclo caldo a vuoto. Se vuoi aggiungere qualcosa, meglio una piccola dose di percarbonato (non cloro) nel vano, perché lavora a caldo rilasciando ossigeno attivo ed è più compatibile con l’ambiente lavastoviglie.

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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