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Latte scaduto da un giorno è ancora sicuro? Fermati prima di buttarlo

Ieri sera ho aperto il frigo con la stessa faccia con cui si guarda un conto al ristorante: speri in una sorpresa, trovi la realtà. Bottiglia di latte, data di ieri. E già sentivo la vocina “vabbè, è solo un giorno…”.

Il punto è che col latte il “solo” è un concetto fragile: non decide il calendario, decide come è stato trattato. E soprattutto decide che latte è. Perché tra latte fresco e UHT cambia tutto, e in casa questa differenza ce la dimentichiamo proprio quando abbiamo fretta.

Latte scaduto si può bere – RicettaSprint

Prima di annusarlo, guarda questa scritta: cambia la risposta

Io ormai faccio sempre lo stesso gesto: non annuso per prima cosa, leggo. Se sull’etichetta c’è scritto “da consumarsi entro”, quello è latte che vive di catena del freddo e tempi stretti. Anche se ieri “sembrava buono”, oggi potrebbe non esserlo più, perché i batteri non chiedono permesso e non sempre lasciano segnali evidenti subito. E qui mi fermo: se è latte fresco e ha superato la data, io non lo metto nel caffè “tanto per provare”.

Se invece leggo “da consumarsi preferibilmente entro”, di solito sto guardando un latte più stabile (spesso UHT): la data è più legata a qualità e gusto. Non significa “liberi tutti”, ma significa che la decisione si fa con più logica e meno panico.

E poi c’è la regola che mi ha salvato più volte dallo spreco inutile: se la bottiglia è stata aperta, la data stampata diventa quasi secondaria. Da quel momento conta quanto tempo è passato e come l’hai conservata: tappo chiuso bene, frigo freddo, niente “giri” sul tavolo mentre prepari la colazione.

Il check da cucina per capire se è ancora buono

Quando devo decidere, faccio tre controlli rapidi, senza farmi prendere dall’ansia.

Parto dalla temperatura e dalla posizione in frigo. Se il latte sta nello sportello, per me è già un campanello: lì prende sbalzi ogni volta che apri. Io lo tengo sempre in alto, verso il fondo, dove è più stabile. Se il frigo è troppo pieno o troppo vuoto, la temperatura “balla” e il latte soffre.

Poi passo all’aspetto nel bicchiere, non nella bottiglia. Verso un dito di latte in un bicchiere trasparente. Se vedo micro-grumi, una consistenza che “fila” o una separazione strana, non mi metto a fare l’eroina. Se invece è uniforme, vado avanti.

Infine c’è odore e sapore, ma con prudenza. L’odore acido è un no immediato. Se l’odore è neutro ma ho ancora dubbi, non lo bevo a grandi sorsi: al massimo un micro-assaggio e stop. E se è latte fresco oltre la data, io questo passaggio spesso lo salto proprio: non mi interessa “capire dopo” con lo stomaco.

Sofia Bianchi

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Sofia Bianchi

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