Non c’è limoncello che regga il confronto con quello della nonna. Quello che si compra al supermercato è troppo dolce, spesso colorato, con un sapore che sa di chimico. Quello fatto in casa, invece, profuma di sole e di agrumi appena colti.
La primavera è la stagione giusta per prepararlo: i limoni non sono ancora troppo maturi, le loro bucce sono ricche di oli essenziali e il sole comincia a scaldare.
La ricetta della nonna è semplice, ma richiede tempo e pazienza. Non si può improvvisare, non si possono saltare i passaggi. Il risultato, però, ripaga ogni attesa: un liquore giallo brillante, denso, che in bocca si scioglie con una dolcezza equilibrata e un finale fresco.
La nonna usava solo limoni non trattati, meglio se biologici, raccolti direttamente dal suo albero. Li lavava bene, li asciugava e con un pelapatate toglieva solo la parte gialla della buccia, senza la parte bianca che amareggia. Il segreto era lasciarlo riposare in frigorifero almeno un mese prima di assaggiarlo. La pazienza, diceva, è l’ingrediente che non si compra ma che fa la differenza.
Per preparare il limoncello della nonna servono 10 limoni non trattati, 500 ml di alcol puro a 95 gradi, 400 g di zucchero semolato e 500 ml di acqua. Si iniziano a sbucciare i limoni, prelevando solo la parte gialla della buccia. Le bucce si mettono in un barattolo di vetro ermetico e si coprono con l’alcol. Si chiude e si lascia in infusione per 7 giorni al buio, agitando il barattolo una volta al giorno. Trascorso il tempo, si prepara lo sciroppo: in un pentolino si scioglie lo zucchero nell’acqua a fuoco dolce, senza far bollire. Si lascia raffreddare completamente. Si filtra l’alcol con un colino a maglie fitte o con un canovaccio pulito, eliminando le bucce. Si unisce lo sciroppo all’alcol filtrato, si mescola e si imbottiglia.
Il limoncello va conservato in frigorifero per almeno un mese prima di essere servito. Si serve ghiacciato, in piccoli bicchieri. La prima volta che l’ho preparato, dopo un mese l’ho assaggiato con mio marito. Abbiamo chiuso gli occhi e sorriso. Era come essere tornati bambini nella cucina della nonna.
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