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Mandarini o clementine, le mangi praticamente ogni giorni, ma quali sono le differenze?

Capita in inverno: ne prendi uno, poi un altro, e i mandarini o le clementine diventano il frutto “da cucina” per eccellenza. Si sbucciano al volo, profumano la casa, stanno bene nello zaino e salvano anche la voglia di dolce dopo pranzo.

Eppure, quando li chiamiamo tuttimandarini”, stiamo mettendo nello stesso sacchetto due frutti che si assomigliano molto, ma non sono identici.

Mandarini o clementine quali sono le differenze – RicettaSprint

Capire la differenza è utile soprattutto quando li compri: cambia la dolcezza, cambia la presenza di semi, cambia perfino l’uso che ne puoi fare in ricette e spremute.

Mandarini o clementine: facciamo subito chiarezza

La prima distinzione, quella più semplice, è questa: la clementina è un tipo di agrume nato dall’incrocio tra mandarino e arancia dolce (in pratica un “figlio” del mandarino). Il mandarino, invece, è il frutto “di partenza”, con varietà diverse e caratteristiche più variabili. Tradotto in modo pratico: tutte le clementine sono parenti strette dei mandarini, ma non tutti i mandarini sono clementine.

Nella vita quotidiana, la differenza che noti subito è nei semi. Le clementine sono famose perché spesso sono senza semi (o ne hanno pochissimi), motivo per cui piacciono tanto ai bambini e diventano perfette come spuntino da portare fuori casa. I mandarini, invece, possono avere più semi, soprattutto alcune varietà tradizionali: buonissimi, ma un filo meno “comodi” da mangiare al volo.

Non sottovalutare mai il profumo del frutto

Poi c’è la questione sapore e profumo. Di solito la clementina è più dolce e rotonda, con acidità contenuta; il mandarino tende a essere più aromatico, con un profumo più intenso e, a seconda della varietà, una nota più vivace. Non è una regola assoluta (dipende da maturazione e coltivazione), ma come linea generale ci prendi spesso.

Anche la buccia racconta qualcosa. Le clementine hanno spesso una buccia più liscia e aderente, mentre molti mandarini hanno quella buccia più “morbida” e leggermente staccata dalla polpa, che si sbuccia in un attimo ma può risultare meno compatta. Se ti servono spicchi che restino belli in un’insalata o in una macedonia, di solito la clementina regge meglio; se vuoi un frutto super profumato da mangiare sul momento, il mandarino spesso dà più soddisfazione.

Come scegliere al supermercato (e non sbagliare)

Se vuoi andare sul sicuro per praticità, cerca clementine sode, pesanti per la loro dimensione, con buccia integra e profumo netto quando le avvicini al naso. Se vuoi mandarini più “tradizionali”, punta su frutti non troppo grandi, con buccia non raggrinzita e senza parti molli: la morbidezza eccessiva è spesso segnale di frutto già avanti.

A livello nutrizionale, mandarini e clementine sono molto simili: acqua, fibre, vitamina C e quella sensazione di “fresco” che aiuta a chiudere il pasto senza appesantire. La differenza vera, qui, è nella quantità che ne mangi senza accorgertene: proprio perché sono piccoli e facili, è facile esagerare.

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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