C’è qualcosa che non ti aspetti, che sfugge alle regole non scritte dell’alta cucina. Per anni, i cuochi provenienti dai talent show come MasterChef sembravano condannati a rimanere fuori dai radar della prestigiosa Guida Michelin. Ma ora qualcosa è cambiato.
L’aggiornamento di ottobre della selezione italiana ha portato con sé una novità che incuriosisce: tra i nuovi ingressi ci sono volti che, in un modo o nell’altro, hanno incrociato il mondo del piccolo schermo.
Forse è arrivato il momento di rivedere i pregiudizi? Forse il talento, se coltivato nel tempo, può davvero trovare il suo posto tra le stelle, anche partendo da un format televisivo.
Uno dei nomi che spiccano tra le nuove entrate è quello di Valerio Braschi, vincitore della sesta edizione di MasterChef Italia. Dopo anni di lavoro e sperimentazione, lo chef è riuscito a conquistare la fiducia degli ispettori Michelin con il suo ristorante milanese. Il locale, affacciato sul Duomo, propone piatti innovativi che uniscono estetica, tecnica e grande attenzione agli ingredienti. La sua inclusione nella Guida è un segnale forte: chi viene dalla TV può costruire, con dedizione e studio, un percorso degno dei riflettori della gastronomia più seria.
Anche Erika Gotta, legata alla ben più nota Alida Gotta, figura tra i nuovi volti segnalati. Il suo progetto “La Bursch”, immerso nel verde del Biellese, ha convinto per la qualità delle materie prime e l’attenzione alla stagionalità. Non è MasterChef in senso stretto, ma i legami familiari e il background raccontano comunque una storia fatta di TV, passione e talento.
Cosa significa tutto questo? Che l’immagine mediatica può, finalmente, convivere con la credibilità professionale. La Guida Michelin non regala nulla: ogni ingresso è il frutto di valutazioni rigorose, anonime, e basate su criteri solidi. Se quindi ex concorrenti o volti legati a MasterChef iniziano ad apparire, vuol dire che la qualità c’è davvero. E questo cambia le regole del gioco.
L’ingresso di venticinque nuovi ristoranti nella selezione di ottobre, alcuni dei quali con collegamenti al mondo televisivo, racconta un’Italia gastronomica in fermento. Una cucina che si evolve, che si contamina, e che riesce a riconoscere la validità delle nuove strade, senza chiudersi nel tradizionalismo. Il talento vero trova sempre la sua strada, anche quando nasce davanti a una telecamera.
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