Si torna a parlare nuovamente dell’olio d’oliva e dell’importanza che questo alimento riveste nel nostro piano alimentare. Ma sappiamo davvero distinguere l’extravergine dal semplice olio d’oliva?
Non si tratta solo di una scelta da fare al momento dell’acquisto, ma anche di una questione di sapore e qualità. A prescindere dai benefici che questo alimento contiene, l’olio ha un ruolo fondamentale nella nostra alimentazione. Per questo motivo non andrebbe mai sottovalutato.

Negli ultimi anni, tra l’altro, abbiamo assistito a un notevole aumento dei prezzi, soprattutto per quanto riguarda l’olio extravergine d’oliva. Ecco perché diventa ancora più importante imparare a distinguere un prodotto di qualità da uno più economico o meno pregiato. Imparare a riconoscere l’extravergine, infatti, ci permette di prestare maggiore attenzione a ciò che portiamo in tavola, compresi i condimenti.
Qual è la differenza tra olio d’oliva e olio extravergine d’oliva?
La risposta a questa domanda può dipendere da diversi fattori. Come già evidenziato in articoli precedenti, stiamo parlando di un alimento importantissimo per la nostra salute, poiché ricco di flavonoidi e altri nutrienti benefici: protegge il cuore, combatte i radicali liberi, aiuta a prevenire l’invecchiamento cellulare.
Ma non è tutto: l’olio apporta benefici anche alla pelle, ed è per questo che andrebbe usato con consapevolezza, per permettere al nostro organismo di trarne il massimo vantaggio. Per distinguere le diverse tipologie, quindi, è necessario prestare attenzione ad alcuni elementi fondamentali, semplici da riconoscere.
Nessuno ci fa mai caso, ma la differenza tra i due è tutta qui
L’extravergine è quello che, quando è buono, lo riconosci subito, anche senza essere esperta: profuma, pizzica leggermente, ti resta in bocca. È un olio che “non sta zitto”. Ha note vegetali, fruttate, a volte un tocco amaro e piccante che molti scambiano per difetti, ma che in realtà rappresentano la sua vera firma. È l’olio che metti a crudo su una zuppa di ceci e, all’improvviso, il piatto sembra più importante. È quello che basta per fare una bruschetta come si deve: pane caldo e olio. Punto. Se l’olio è extravergine e di qualità, non serve altro.
L’olio d’oliva, invece, è più discreto. Di solito nasce da una miscela che contiene una parte di olio raffinato (reso quindi più neutro) e una parte di olio vergine, per aggiungere un minimo di sapore. Il risultato è un gusto più delicato, più “piatto”, meno profumato.
Non è un difetto, è la sua natura. E infatti molte persone lo scelgono proprio per questo: perché costa meno, perché non copre gli altri sapori, perché “va bene per tutto”. Ma se lo si confonde con l’extravergine e lo si utilizza dove l’olio dovrebbe essere protagonista, il piatto perde carattere.
Il punto, però, non è fare la guerra tra bottiglie. Il punto è non pensare che siano equivalenti. Il trucco è tutto nell’etichetta: se c’è scritto “olio extravergine di oliva”, stai scegliendo un prodotto con una forte identità aromatica. Se c’è scritto “olio di oliva”, stai scegliendo un prodotto diverso, spesso più neutro.






