Il latte nei pancake è sopravvalutato. Non perché “sia cattivo”, ma perché spesso è lui che ti regala quella mollica un po’ umida e pesante che, dopo due morsi, ti fa dire: ok, basta.

Io ho iniziato a toglierlo per necessità (frigo vuoto, classica mattina in cui vuoi dolce e non hai voglia di uscire), e ho scoperto una cosa molto più interessante: senza latte riesci a controllare meglio l’idratazione e quindi la consistenza.

Pancake senza latte - RicettaSprint
Pancake senza latte – RicettaSprint

L’acqua (o una bevanda vegetale neutra) si lega meno ai grassi, l’impasto resta più “pulito”, e se giochi bene con uova e lievito ottieni pancake più leggeri, con una superficie che si dora in modo più uniforme. Le gocce di cioccolato, poi, non sono un vezzo: sono la parte “tecnica” che ti salva l’umore perché si sciolgono a punti e ti danno dolcezza senza dover zuccherare troppo.

Pacake senza acqua, la ricetta con gocce di cioccolato

Prima di arrivare all’elenco ti dico solo questo: questi pancake sono nati in una di quelle mattine “storte”, quando apri il frigo e ti guarda il vuoto. Avevo voglia di qualcosa che profumasse di colazione vera, ma senza la solita spesa dell’ultimo minuto. Ho preso la ciotola più grande (quella che uso quando so già che sporcherò mezzo piano cucina), ho messo su il caffè e ho deciso che il latte non avrebbe comandato lui. Le gocce di cioccolato? Le tengo sempre in dispensa: mi salvano l’umore più di qualsiasi topping.

  • 180 g farina,
  • 1 uovo medio,
  • 180 ml acqua,
  • 25 g zucchero,
  • 8 g lievito per dolci,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1 cucchiaio di olio di semi,
  • 80 g gocce di cioccolato fondente.

Il passaggio che cambia tutto: impasto, riposo e padella

Io faccio sempre così, perché mi evita la solita tragedia: pancake che si aprono male, si attaccano o restano crudi al centro. In una ciotola mescolo farina, lievito, zucchero e sale. A parte sbatto l’uovo con l’olio e poi verso l’acqua poco per volta: qui è il punto. Non devi “sparare” tutta l’acqua subito, perché ogni farina assorbe in modo diverso. Mi fermo quando ottengo una crema densa che cade dal cucchiaio a nastro, non un blocco, ma nemmeno una minestra.

A questo punto lascio riposare 7–10 minuti: sembra una sciocchezza, invece dà tempo alla farina di idratarsi e all’impasto di stabilizzarsi. Le gocce di cioccolato le metto alla fine, quando l’impasto è già omogeneo, così non le “maltratto” e non mi colorano tutto.

Padella antiaderente ben calda, ma non rovente: se hai il fornello a 9, io sto tra 5 e 6. Un velo di grasso solo per il primo giro, poi di solito non serve più. Verso un mestolino piccolo, aspetto le bollicine in superficie e i bordi che si asciugano (1 minuto e mezzo circa), giro e chiudo con altri 40–50 secondi.

Se vuoi che vengano davvero “buoni” il giorno dopo, il consiglio pratico è questo: raffreddali su una gratella e non impilarli caldi, altrimenti il vapore li rende molli. E se ti avanza l’acqua nel bollitore o non hai latte in casa, ormai lo sai: non è un problema, è un vantaggio.