Dopo le festività può capitare di ritirare le analisi e trovare i trigliceridi più alti del solito: niente panico, ma nemmeno leggerezza. Con le scelte giuste a tavola e qualche abitudine mirata, spesso si rientra nei valori in modo concreto e senza diete punitive.
È uno scenario tipico: tra cene, dolci, brindisi e porzioni più generose, l’organismo si ritrova a gestire un surplus di energia che non viene “bruciata” e finisce per tradursi in trigliceridi alti nel sangue. Il punto non è solo quanto si è mangiato, ma soprattutto quali calorie: zuccheri semplici, alcol e grassi poco favorevoli sono i principali alleati dell’aumento.
Per tornare alla normalità serve un piano realistico: niente estremismi, ma tagli mirati e un ritorno a un’alimentazione più essenziale. È importante ricordare che i trigliceridi sono una forma di grasso che il corpo usa come riserva di energia: quando l’introduzione supera il consumo, l’eccesso viene convertito e accumulato. Ecco perché, nelle settimane successive alle feste, la strategia migliore è rimettere in equilibrio il bilancio tra ciò che entra e ciò che si consuma.
Durante le festività aumentano spesso tre cose: zuccheri (dolci, bevande zuccherate, dessert), alcol (vino, spumanti, cocktail) e sale (cibi pronti, salumi, salse). Questo mix può far impennare i trigliceridi soprattutto se, nello stesso periodo, ci si muove meno. In pratica il corpo riceve energia rapida, non la consuma e la trasforma in trigliceridi, che finiscono nel sangue e poi nei depositi adiposi.
Non tutti i rialzi sono uguali. Un valore appena sopra la soglia può migliorare rapidamente con alimentazione e attività fisica, ma livelli più elevati meritano attenzione perché l’ipertrigliceridemia è considerata un fattore di rischio cardiovascolare e, se molto alta, può aumentare il rischio di problemi anche per fegato e pancreas. Se hai valori molto aumentati, se hai diabete, se assumi farmaci che possono influenzare i trigliceridi o se compaiono sintomi insoliti, la cosa più sensata è parlarne con il medico: l’obiettivo non è “fare da soli”, ma scegliere l’intervento più adatto alla tua situazione.
La prima mossa efficace è ridurre, per un periodo, le “calorie vuote”: alcol e zuccheri semplici. Non è solo una questione di dolci evidenti: anche succhi di frutta, tè freddi, bibite e bevande apparentemente leggere possono contribuire. In parallelo, conviene limitare i grassi saturi presenti in alcuni tagli di carne e insaccati molto grassi e nelle salse elaborate: l’idea è ripulire la dieta da ciò che alza più facilmente i valori, senza trasformare i pasti in tristezza. In questa fase è utile anche semplificare le cotture: meno fritti e più forno, vapore, griglia o piastra, così mangi con gusto ma senza aggiungere grassi inutili.
La seconda mossa è costruire piatti che aiutino davvero: verdure in porzioni abbondanti (crude e cotte), cereali preferibilmente integrali e proteine magre. Il pesce, soprattutto quello ricco di omega 3, è un alleato prezioso: inserirlo più volte a settimana aiuta a migliorare la qualità dei grassi nella dieta. Anche i legumi, se ben tollerati, possono diventare un secondo piatto valido e saziante, mentre frutta e frutta secca vanno gestite con equilibrio: fanno bene, ma non sono “senza limiti”, soprattutto quando l’obiettivo è rientrare rapidamente nei valori. Un dettaglio che spesso fa la differenza è il condimento: meglio dosare l’olio con il cucchiaio e non “a occhio”, perché è salutare ma molto calorico. Infine, bere a sufficienza durante la giornata aiuta a sostenere il benessere generale e a ridurre l’effetto “pancia gonfia” che spesso accompagna il post-feste.
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