Pesare tutto è un metodo, non una virtù. Io ho notato che la bilancia in cucina, se la usi sempre, ti educa… ma può anche stancarti, e quando ti stanchi smetti di seguirla e torni al “vado a occhio” che spesso significa porzioni cresciute senza accorgertene.
Dopo diversi tentativi ho capito che per molte persone funziona meglio un sistema ibrido: misurare senza pesare, usando volumi e porzioni standard che il corpo riconosce e che la mente non vive come una punizione. La “dieta del misurino” non è una dieta magica: è un modo pratico per stare vicino al tuo fabbisogno calorico senza trasformare ogni pasto in un calcolo.

La domanda “quante calorie devo assumere per non ingrassare?” ha una risposta teorica: il tuo mantenimento è l’energia che consumi in un giorno. Ma nella vita reale, io ho notato che non serve conoscerlo al numero esatto per evitare di salire di peso: serve non sforarlo sistematicamente. Dopo diversi tentativi ho visto che la strategia più stabile è costruire piatti con proporzioni ripetibili, dove la densità calorica è sotto controllo. Tradotto: non devi contare ogni mandorla, devi evitare di fare “doppio grasso + doppio carboidrato” nello stesso pasto senza accorgertene.
Il metodo: porzioni a volume (misurino, cucchiai, bicchiere) che non tradiscono
Io uso tre strumenti: un misurino da cucina (tipo quello del riso), un cucchiaio e un bicchiere. Il principio è semplice: controllo le categorie che spostano davvero le calorie, carboidrati secchi, grassi, snack, e lascio più libero ciò che pesa poco in energia, verdure, brodi, insalate, frutta intera (non succhi). Ho notato che se controllo solo olio e pasta, spesso ho già fatto il 70% del lavoro.
Carboidrati secchi: per pasta, riso, cous cous, avena, io uso una regola che mi salva: 1 misurino “medio” a persona come porzione base nei giorni normali. In pratica corrisponde spesso a 70–80 g di pasta secca o a 60–70 g di riso, ma non voglio che tu viva di grammi: voglio che tu abbia un gesto ripetibile. Se sai che ti muovi poco o ceni tardi, scendo a “mezzo misurino” e aumento verdure e proteine. Ho notato che la sazietà resta, ma le calorie scendono.
Grassi: qui il misurino più utile è il cucchiaio. 1 cucchiaio raso di olio a pasto per condire è già una quota importante. Dopo diversi tentativi ho capito che “olio a sentimento” è la scorciatoia più cara della cucina: non perché l’olio sia “cattivo”, ma perché è denso di energia e non lo percepisci come “porzione”. Se metti anche formaggio, frutta secca o salse, riduco l’olio: non sommo, scelgo.
Proteine: uso la mano, perché è il misurino più comodo. Una porzione è circa il palmo (senza dita) di carne/pesce, oppure 2 uova, oppure 1 bicchiere di legumi cotti. Ho notato che quando la proteina è presente e sufficiente, la fame nervosa cala e anche il bisogno di “fare bis” di carboidrati si riduce.
Quante calorie “senza calcolarle”: la regola dei piatti ripetibili e l’errore che fa ingrassare
Io non ti dirò un numero unico di calorie perché sarebbe una finta precisione: dipende da età, peso, altezza, attività, sonno e ormoni. Però posso dirti cosa funziona davvero per non ingrassare senza pesare: costruire giornate “tipo” ripetibili. Il mio schema pratico è questo: due pasti principali con piatto bilanciato (verdure + proteine + carboidrato misurato) e uno spuntino con porzione definita, non infinita. L’errore che ho notato più spesso è lo “sgranocchio liquido”: cappuccini zuccherati, aperitivi, succhi, snack “piccoli” ripetuti. Non li misuri, non li percepisci, ma sommano calorie.
Se vuoi iniziare senza impazzire, fai così per 7 giorni: usa 1 misurino per il carboidrato a pasto (o mezzo se sei sedentaria), 1 cucchiaio raso di olio, una porzione proteica grande quanto il palmo, verdure libere. E scegli un solo extra al giorno (dolce o aperitivo o snack), non tutti insieme. Il consiglio pratico con cui chiudo è questo: il misurino non serve a farti mangiare meno, serve a farti mangiare uguale. Quando le porzioni diventano ripetibili, il peso smette di salire “a sorpresa”.






