Il forno è l’elettrodomestico più “bugiardo” della cucina: sembra pulito finché non lo accendi. Io me ne sono accorta una domenica mattina, quando volevo solo scaldare due cornetti e invece, dopo cinque minuti, l’aria aveva già quell’odore di grasso vecchio che ti si appiccica ai capelli.

Dentro non c’era nulla di bruciato “visibile”, eppure il forno stava cuocendo altro: i residui microscopici. Una briciola, una goccia di sugo schizzata, una patina sottile di unto che con il calore si ossida e si “polimerizza” (tradotto: diventa una vernice appiccicosa).

Ogni quanto pulire il forno- RicettaSprint
Ogni quanto pulire il forno- RicettaSprint

È lì che nasce il fumo, è lì che nasce il gusto stanco che poi finisce, sì, anche sulle preparazioni più innocenti.

Perché va pulito una volta a settimana, anche se non lo usi

Il punto è che il forno non è una scatola sterile. Anche spento, lavora lo stesso: prende umidità dall’aria, assorbe odori, si becca micro-gocce di cucina (soprattutto se è in open space) e, se hai cucinato qualcosa di grasso nei giorni prima, quella patina continua a “maturare”. Ho notato che più passa tempo, più lo sporco diventa ostinato: l’unto si asciuga, si incolla alle pareti, e quando poi lo riscaldi si comporta come una pellicola che fuma.

La pulizia settimanale non è mania: è manutenzione. Una passata leggera evita la stratificazione e ti risparmia il giorno in cui ti ritrovi a grattare come se stessi restaurando un muro. E c’è anche un dettaglio pratico che molti sottovalutano: se lo sporco si accumula vicino alle resistenze o sulle pareti alte, quando il forno sale di temperatura si scalda in modo meno uniforme e tende a “puzzare” prima, anche a 180 gradi. Non è magia, è chimica del grasso + calore.

La routine vera: dopo ogni uso e poi il “reset” del weekend

Dopo ogni utilizzo io faccio una cosa semplice, ma costante: quando spengo, aspetto che sia tiepido (non freddo). Con un panno in microfibra appena inumidito e una goccia di detersivo per piatti, passo subito le macchie fresche, soprattutto sul fondo. Se c’è sugo, lo tolgo immediatamente: il pomodoro, con gli zuccheri e l’acidità, caramellizza e poi diventa cemento. Se invece ho arrostito, controllo la leccarda e la griglia: sono loro a portare dentro metà del problema.

Una volta a settimana faccio il “reset”: tolgo griglie e leccarde, le metto in ammollo con acqua molto calda e poco detergente. Dentro al forno uso una soluzione semplice: acqua calda con bicarbonato per sciogliere la patina, e aceto solo alla fine, come risciacquo deodorante (non insieme, perché si annullano e fai solo schiuma scenografica). Lascio agire dieci minuti, poi passo con spugna morbida. La guarnizione della porta la tratto con delicatezza: è una calamita per il grasso e se la aggredisci troppo, col tempo perde elasticità.

Infine, tieni vicino al forno un panno dedicato e una ciotolina con acqua calda pronta. Se pulisci quando lo sporco è ancora “giovane”, il forno resta davvero pulito e non ti ritrovi, un giorno qualunque, a cuocere i cornetti nell’aroma di una cena di due settimane fa.