Il pasto è finito. I piatti sono stati sparecchiati, la frutta è avanzata solo mezza mela. Arriva il momento del caffè, e qui molti sbagliano.

Il galateo, ma anche il buon senso, suggeriscono di alzarsi e spostarsi in salotto o in terrazza. Nessuno vuole restare seduto a tavola con le briciole addosso mentre sorseggia la tazzina. Il caffè si serve su un vassoio, con tazzine calde (quelle fredde rovinano l’aroma), zuccheriera e cucchiaini.

Caffè e ammazza caffè come vanno serviti - RicettaSprint
Caffè e ammazza caffè come vanno serviti – RicettaSprint

La moka, se si usa, si porta direttamente in salotto. E mai soffiare sul caffè per raffreddarlo: si aspetta, o si chiede una tazzina più larga. Le buone maniere non hanno fretta. Questo piccolo rito, che sembra scontato, è invece il vero discrimine tra una cena riuscita e una finita male.

Prima il caffè, poi l’amaro (e non il contrario)

Il dubbio più comune è se bere prima il caffè o il liquore. La tradizione è chiara: prima il caffè, poi l’ammazzacaffè. Il caffè pulisce il palato e chiude il pasto. Il liquore, che sia grappa, amaro o limoncello, viene dopo, ed è il vero momento di relax, quello in cui la conversazione si allunga e nessuno ha più fretta.

Servire il liquore prima del caffè è un errore che si paga caro: l’alcol copre il sapore della bevanda e annulla la sua funzione digestiva. Non è una questione di snobismo, è una questione di piacere. Un sorso di caffè amaro, poi un bicchierino di grappa, poi magari un altro caffè. L’ordine, quello, non si tocca. E chi lo sbaglia, alla fine, si sente quasi in colpa.

Piccole regole per un grande rito

Anche i liquori hanno le loro regole, ma sono più elastiche di quanto si creda. Il limoncello vuole il freddo, la grappa giovane si apprezza fresca, quella invecchiata a temperatura ambiente. Il bicchiere, meglio se piccolo e panciuto, per i distillati pregiati si tiene tra le mani per scaldarlo. La quantità? Quello che basta per un brindisi silenzioso. E poi c’è il caffè corretto, che non è un ammazzacaffè ma una bestia a sé: lì il liquore finisce dentro la tazzina, e la separazione dei momenti si annulla.

Ma in salotto, quando ci si è già alzati da tavola, si separa. Prima il caffè, poi il liquore. E la serata, con quel piccolo rito, si allunga ancora un po’. I sorrisi diventano più lenti, le parole più morbide. E si resta lì, senza avere fretta di andare via.