Ogni volta che si frigge, si rosola o si saltano alimenti in padella, una parte dei grassi volatili non finisce nel piatto. Sale verso l’alto, si condensa sulle superfici e si deposita nel filtro della cappa aspirante.
Il filtro è progettato per trattenerlo: se funziona bene, protegge il motore e il condotto di scarico. Ma quando si satura, smette di fare il suo lavoro. Il grasso accumulato riduce il flusso d’aria, la cappa aspira meno, il rumore aumenta e, nei modelli a ricircolo, gli odori tornano indietro.

La tentazione è lasciare passare mesi, ma il filtro intasato diventa anche un rischio incendio: un grasso surriscaldato da una fiamma alta può prendere fuoco. Pulirlo non è difficile, ma va fatto con una cadenza precisa e con il metodo giusto per non danneggiare i materiali.
Due tipi di filtro, due trattamenti diversi
Non tutte le cappe hanno lo stesso sistema. I modelli più comuni montano filtri metallici in acciaio o alluminio, composti da più strati di rete. Questi sono i più facili da pulire: resistono all’acqua calda e ai sgrassatori, anche a quelli aggressivi. I filtri a carbone attivo, invece, utilizzati nelle cappe a ricircolo per abbattere gli odori, non si lavano. Il carbone perde la sua capacità adsorbente dopo un certo numero di ore di utilizzo, e va sostituito.
La frequenza consigliata dai produttori è ogni tre-sei mesi, a seconda di quanto si cucina. Pulire un filtro a carbone attivo con acqua o detersivo lo distrugge, rendendolo inutile. Quindi, prima di qualsiasi operazione, bisogna identificare il tipo di filtro della propria cappa. Se è metallico, si lava. Se è nero, spugnoso o con granuli, si cambia.
Il metodo semplice per i filtri metallici
Per i filtri metallici, la pulizia ideale è ogni due settimane se si cucina tutti i giorni, o almeno una volta al mese. Il metodo più efficace non richiede prodotti chimici specifici. Si rimuove il filtro sganciandolo dalla cappa (di solito basta premere una levetta o svitare due manopole). Si riempie il lavandino o una bacinella capiente con acqua caldissima, quasi bollente. Si aggiunge un cucchiaio abbondante di bicarbonato di sodio e un cucchiaio di sapone per piatti sgrassatore. Si immerge il filtro e si lascia in ammollo per almeno venti minuti. Il bicarbonato aiuta a sciogliere i grassi solidificati, il sapone li emulsiona.
Trascorso il tempo, si strofina con una spazzola a setole dure (un vecchio spazzolino da denti o una spazzola per pentole) insistendo sulle maglie più fitte. Se il filtro è molto incrostato, si ripete l’ammollo con acqua nuova. Si sciacqua abbondantemente sotto l’acqua corrente. Si lascia asciugare all’aria per qualche ora, o si asciuga con un panno in microfibra prima di rimetterlo in posizione. Per i grassi bruciati o particolarmente ostinati, si può usare l’aceto bianco al posto del bicarbonato: l’acidità scioglie le incrostazioni carbonizzate. Attenzione, però, a non usare mai l’aceto insieme al bicarbonato nella stessa acqua: si neutralizzano e perdono efficacia. Per i filtri in alluminio, evitare prodotti a base di soda caustica o candeggina, che anneriscono il metallo. Una volta pulito, si rimonta il filtro asciutto. La cappa riprenderà a funzionare silenziosamente, l’aria sarà più pulita e il rischio di incendi da grasso accumulato svanirà.






