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Finger Food

Cotolette vegane, ma ricche di proteine, le faccio almeno una volta la settimana

Quando qualcuno mi dice “sì, però senza carne come fai con le proteine?”, io ormai sorrido. Non perché sia una domanda sciocca, ma perché è ancora lì che inciampiamo: pensiamo alle proteine come a un ingrediente singolo, invece sono un equilibrio di fonti, porzioni e digeribilità.

In una dieta vegana le proteine ci sono eccome, ma vanno organizzate: legumi, soia, tofu, tempeh, seitan, frutta secca, semi. Il trucco vero è non affidarsi a una sola cosa e soprattutto non “compensare” con pane e pasta quando manca la parte proteica del piatto.

Mi sono fissata con queste cotolette: ti danno la sensazione del secondo “serio”, ma restano vegetali e, se le imposti bene, diventano anche un piccolo concentrato proteico.

Cotolette di funghi: la ricetta effetto “carne”

Il fungo è un ingrediente intelligente: ha umami naturale, una struttura che regge la panatura e, soprattutto, non chiede salse per essere interessante. Però da solo non basta per dire “ricco di proteine”.

La faccio almeno una volta a settimana perché si adatta a tutto: piatto unico con insalata e legumi, oppure secondo con contorno caldo. E se avanza, il giorno dopo è ancora meglio dentro un panino integrale.

Gli ingredienti che serviranno sono i seguenti:

• 4 funghi Portobello grandi (o 2 pleurotus “a ventaglio” grandi, divisi in porzioni)
• 60 g farina di ceci
• 140 ml acqua oppure bevanda di soia non zuccherata
• 80 g pangrattato
• 20 g lievito alimentare in scaglie (facoltativo ma utile)
• 1 cucchiaino paprika dolce o affumicata
• sale, pepe
• 1 cucchiaio di semi di sesamo o di lino macinati (opzionale, ma aumenta la “presa”)
• 1–2 cucchiai olio extravergine (o spray)
• limone per servire

Procedimento: crosta asciutta, cuore succoso, zero effetto “spugna”

Pulisco i funghi con un panno umido, senza passarli sotto l’acqua: se li lavi, li condanni a rilasciare liquido e la panatura diventa molle. Tolgo il gambo se è duro e asciugo bene la superficie. Qui faccio una cosa semplice ma decisiva: li passo 3 minuti in friggitrice ad aria a 180°C (o in forno caldo) solo per far uscire l’umidità iniziale. Non devono cuocere, devono “asciugarsi”.

Preparo la pastella con farina di ceci e acqua/soia: mescolo fino a ottenere una crema liscia, tipo yogurt, e lascio riposare 5 minuti. In un piatto unisco pangrattato, lievito alimentare, spezie, sale e pepe. Passo i funghi nella pastella, poi nella panatura pressando bene: la crosta deve aderire, non “posarsi”.

Cottura: friggitrice ad aria a 200 gradi per 10–12 minuti, girando a metà e spruzzando un filo d’olio sopra. In forno: 220 gradi ventilato, 15 minuti circa su griglia (non teglia piena), così l’aria gira e la panatura resta asciutta. Se vuoi friggerle, pochi minuti per lato in olio caldo (170–175 gradi), ma io le preferisco così: croccanti, pulite, e soprattutto ripetibili ogni settimana senza trasformare la cucina in una friggitoria.

Il consiglio pratico che mi salva sempre è questo: se i funghi sono piccoli e sottili, raddoppio la panatura (secondo passaggio) invece di aumentarne il numero. È lì che la cotoletta diventa “soddisfacente” davvero, senza tradire l’idea vegana.

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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