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Frittura perfetta? Dipende dall’olio: non tutto si può riutilizzare

Il primo passo per una frittura riuscita è la scelta dell’olio. Non tutti gli oli reggono il calore allo stesso modo: quelli ricchi di acidi grassi polinsaturi (come l’olio di soia o di sesamo) si degradano rapidamente alle temperature di frittura, mentre quelli a prevalenza monoinsatura, come l’olio d’oliva e l’olio di girasole ad alto contenuto oleico, sono più stabili.

L’olio extravergine d’oliva è spesso considerato il migliore per friggere, a patto che abbia una bassa acidità e non superi i 180-190 gradi. Un’ottima alternativa è l’olio di arachide, dal sapore neutro e dalla buona resistenza al calore.

Quante volte possiamo usare lo stesso olio per friggere – RicettaSprint

L’errore più comune è usare oli economici ma instabili, che si degradano in fretta e rilasciano sostanze indesiderate. Scegliere un olio adatto non è un dettaglio: è il primo passo per una frittura leggera e sicura.

Il punto di fumo: il termometro invisibile che non va mai superato

Ogni olio ha un punto di fumo, la temperatura oltre la quale inizia a bruciare e a rilasciare sostanze tossiche come l’acroleina. Superare quel limite significa rovinare il cibo e mettere a rischio la salute. L’olio extravergine d’oliva ha un punto di fumo intorno ai 190-210 gradi, l’olio di arachide supera i 210 gradi, mentre il burro e la margarina bruciano già a 130-150 gradi. Per friggere bene, l’ideale è mantenersi intorno ai 170-180 gradi.

Un trucco per capire se l’olio è a temperatura: immergendo uno stecchino di legno, se si formano bollicine intorno è pronto. Se l’olio inizia a fumare, è già troppo tardi: va spento e buttato. Non si recupera.

Quante volte riusarlo e dove buttarlo: quando l’olio è esausto, non si risparmia

Un olio ben filtrato e conservato al buio si può riutilizzare, ma non all’infinito. La regola pratica è non superare le 2-3 volte. Ogni utilizzo degrada l’olio: i residui di cibo, le alte temperature e l’ossigeno ne accelerano il deterioramento. Segnali che indicano che è ora di cambiarlo: odore rancido o di bruciato, colore molto scuro, schiuma in superficie durante la frittura.

Una volta esausto, non va mai gettato nel lavandino o nel wc: un litro di olio può inquinare fino a 1000 metri quadrati d’acqua. Va raccolto in un contenitore di plastica e portato all’isola ecologica o in un punto di raccolta convenzionato. L’olio esausto non è un rifiuto organico: è un RUP (Rifiuto Urbano Pericoloso) che va smaltito correttamente. Con un po’ di attenzione, si risparmia e si inquina meno. E la frittura resta un piacere, non un rischio.

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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