Quando la preparava mia nonna non ci credevo… ero convinta che la sua ricetta fosse esagerata, poi, invece, ho capito che aveva ragione. La sua ricetta per la pasta con le patate non si batte!

Da lì ho capito che la vera pasta e patate napoletana non si cambia non per nostalgia, ma perché la sequenza dei gesti è così precisa che qualsiasi modifica la distrugge.

Pasta con le patate alla napoletana - RicettaSprint
Pasta con le patate alla napoletana – RicettaSprint

E la “crema azzeccata”, quella che tiene il cucchiaio dritto, è il risultato di una chimica che le nonne hanno scoperto secoli prima che qualcuno la chiamasse chimica.

Ricetta pasta cremosa con le patate, così come la fa mia nonna

La nonna teneva gli ingredienti sul tavolo di marmo, allineati senza fretta. Io prendevo appunti su un blocchetto sporco di farina. Ecco cosa finì nella pentola di coccio:

400 g di pasta mista, quella che a Napoli chiamano “avanzi” perché vengono dai formati diversi finiti nelle buste

600 g di patate a pasta gialla, vecchie, quelle che in terra ci stanno da mesi

1 cipolla bianca grande

1 costa di sedano

1 carota

4 pomodorini del piennolo o un cucchiaio di conserva

Olio extravergine d’oliva

Sale grosso

Pepe nero macinato

Acqua calda, mai bollente

Parmigiano reggiano grattugiato, quello vero

Niente passato di verdure industriale, niente dado, niente panna o altri innesti moderni. Solo roba che in una cucina napoletana degli anni Cinquanta c’era già tutta.

I cinque minuti che fanno la differenza
Il procedimento la signora Assunta lo eseguiva come se ripetesse un rito. Soffritto di cipolla, sedano e carota tritati finissimi, nell’olio a fuoco bassissimo, per almeno dieci minuti, finché diventano trasparenti senza colorarsi. Poi i pomodorini spezzettati, giusto per dare quell’acidità che taglia la dolcezza delle patate. Le patate pelate e tagliate a cubetti piccoli, tutti della stessa dimensione, finite nella pentola e girate per un minuto. Poi l’acqua calda, fino a coprire tutto di un paio di dita.

La cottura durò un’ora e mezza, con il coperchio e il fuoco al minimo. Le patate si sfaldavano piano, rilasciando amido, e l’acqua si addensava da sola, senza bisogno di frullare niente. Quando le patate erano quasi disfatte, la signora Assunta aggiunse la pasta mista. Da lì in poi, come un risotto: mescolare ogni tanto, aggiungere acqua calda solo quando serve, aspettare che la pasta assorbisse e cuocesse.

Ma il momento cruciale arrivò alla fine. A fuoco spento, la signora Assunta spolverò il parmigiano, mescolò una volta, poi coprì la pentola con il coperchio. “Adesso aspetti cinque minuti”, disse. “Se la mangi subito è buona, ma non è azzeccata.” In quei cinque minuti, mi spiegò mentre apparecchiava, l’amido delle patate e quello della pasta finiscono di legarsi, la temperatura si abbassa piano, e la crema diventa densa senza seccarsi. È la stessa identica cosa che succede in pasticceria quando fai riposare un impasto: le proteine si rilassano, gli amidi si stabilizzano, e il risultato è diverso. La nonna non lo sapeva, ma aveva scoperto la retrogradazione dell’amido senza mai aver letto un libro. Quando sollevò il coperchio, il cucchiaio ci stava dritto dentro. “Azzeccata”, disse. E aveva ragione.