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INTERVISTA ESCLUSIVA -Vittorio Vaccaro “non fa sconti a nessuno”: il nuovo format in moto

Vittorio Vaccaro torna a essere protagonista della scena. Il conduttore che, negli anni, è diventato una vera e propria star di Food Network e dei social network è pronto a tornare con un nuovo format, presentato proprio sulla sua pagina Instagram ufficiale.

In questi anni, infatti, abbiamo avuto modo di vedere Vaccaro alle prese con programmi di successo, come nel caso di Liguria a tavola e non solo.

Vittorio Caccaro intervista esclusiva – RicettaSprint

Recentemente, però, ha deciso di salire in sella alla sua moto, scegliere il ristorante, assaporare le prelibatezze e poi dare il suo personale giudizio. Non a caso, nell’ultimo post pubblicato sui social network relativo proprio al nuovo format, ricorda di pagare sempre il conto ovunque andrà, di non avere diplomazia se un piatto è sbagliato, di essere pronto a dirlo e basta e, soprattutto, di non essere intenzionato a fare sconti: verità nuda e cruda.

Un nuovo format per il conduttore che è già una stella della cucina italiana e che, ben presto, racconterà un aspetto della cucina ben lontano dai tempi televisivi, mettendo in gioco se stesso sotto molteplici punti di vista.

Nel corso degli anni, grazie anche al percorso fatto su Food Network e che continua ancora oggi, ha avuto modo di conoscere nel migliore dei modi la cucina italiana, assaporandola letteralmente. A oggi, secondo lei, qual è la regione dove si mangia meglio?

«Ma no, non c’è una regione. Ogni posto… il punto è che quando continui a girare ti rendi conto che ogni regione, ogni comune, ogni provincia ha i suoi piatti, le sue tradizioni, la sua identità. E alla fine, in Italia, non si sa mai decidere. Secondo me poi vai a Firenze e mangi benissimo un’altra cosa, poi vai in Lombardia e mangi risotto, poi vai in Liguria, per esempio, e mangi un altro piatto tipico ligure… Cioè, vuol dire che ogni regione ha davvero i propri piatti, la propria identità, e questo fa dell’Italia, secondo me, il Paese migliore, a livello gastronomico… no?»

Recentemente abbiamo avuto modo di vedere la cucina italiana diventare patrimonio dell’UNESCO. Secondo lei qual è il piatto che funge da connessione tra tutte le tradizioni presenti sul territorio?

«La connessione tra tutte le regioni, dici? Un punto di connessione, un ingrediente, un piatto… Credo che la pasta sia sempre presente ovunque. Non c’è una regione, una provincia, un comune che non abbia la pasta. La Lombardia può avere il riso, certo, ma comunque la pasta è il collante italiano, quello che racconta l’Italia. Ma forse direi anche la pizza. Però la pasta quasi non ha una paternità: non è che dici “è dei napoletani”, faccio un esempio. La pasta di chi è? È la base degli italiani, è quella che ami portare in tavola».

Da qualche tempo a questa parte ha preso vita un nuovo progetto sui social network e si tratta di un format con il quale non fa sconti a nessuno, ma si lascia trasportare dalla bontà e dalla genuinità di ciò che ordina al ristorante. Ben presto diventerà anche un format fisso, presentato sui social e condiviso con una puntata lunga su YouTube… ben presto potremmo vederlo anche su Food Network?

«Allora, di progetti futuri con Food Network ce ne sono tantissimi, sono in stand-by e verranno sviluppati, questo senza dubbio. Ripeto: adesso Lombardia a tavola è un progetto che gireremo da aprile e comunque c’è un nuovo progetto… dipende, poi, i progetti sono tanti».

È vero che conosco tanta gente nel food, nel senso che sono curioso: mi porta a conoscere, poi tecnicamente anche a valutarne le qualità delle cose che mangio e di quelle che porto anche a casa mia, nel mio ristorante a Milano. Mi porta a scegliere cose che hanno una grande identità, una grande qualità e una chiarezza nella proposta. E tutto questo mio modo di pensare mi ha portato a dire: “Ma se andassi in giro a raccontare, capito, anche attraverso i social o YouTube, un po’ in modo libero?”. Libero cosa vuol dire? Libero vuol dire senza essere legato, per esempio, a un modo troppo “gentile” o magari ai tempi televisivi… forse più che altro televisivi, sì, comunque».

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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