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Tavola a Pasqua perfetta, qui non possono mai mancare questi 3 oggetti per i tuoi ospiti

La Pasqua ha un profumo, un suono, un colore. Ma ha anche una tavola. È lì che ci si siede per ore, che si ride, che si raccontano le storie di famiglia, che i bambini aspettano la sorpresa.

E la tavola, in un giorno come questo, non è solo un luogo dove si mangia. È il biglietto da visita di chi ospita, il primo messaggio che si dà ai propri cari prima ancora di sedersi.

Tavola di Pasqua – RicettaSprint

Negli anni ho imparato che una tavola ben apparecchiata non è questione di lusso, ma di attenzione. È quel dettaglio che fa sentire accolti, che dice “ti ho pensato” prima ancora di versare il primo bicchiere. E a Pasqua, più che in qualsiasi altra festa, vale la pena curare ogni minimo particolare.

Il galateo che mette a proprio agio anche a Pasqua

C’è chi pensa che le regole della tavola siano solo per le occasioni formali. In realtà, il galateo è nato per rendere il pasto fluido e piacevole per tutti. Una tovaglia stirata, i piatti al posto giusto, le posate nell’ordine corretto: sono gesti che evitano confusione e permettono agli ospiti di sentirsi a loro agio. A Pasqua, poi, il pranzo è lungo, si alternano portate, ci si alza, si torna a sedere. Una tavola organizzata con criterio evita che ogni portata diventi un piccolo caos. Ma oltre alle regole classiche, ci sono tre oggetti che io non metto mai sulla tavola di Pasqua, e che fanno la differenza tra un pranzo ordinato e un pranzo indimenticabile.

I tre oggetti che fanno la differenza sulla tua tavola

Il primo è il segnaposto. Sembra un dettaglio superfluo, e invece è il gesto più intimo che si possa fare. Scrivere il nome di ogni commensale su una piccola scheda, magari appoggiata su un uovo decorato o su un rametto di ulivo, significa dire: “Questo posto è tuo, ti aspettavo”. I bambini impazziscono per i segnaposto personalizzati, e anche gli adulti apprezzano la cura.

Continuiamo con il secondo, ovvero il centrotavola basso. A Pasqua la tentazione è quella di riempire il centro con composizioni alte e elaborate. Ma il centrotavola non deve ostacolare lo sguardo né il dialogo tra chi siede di fronte. Meglio qualcosa di semplice e profumato: una ghirlanda di fiori di campo, qualche ramo di ulivo, delle uova sode colorate disposte su un piatto. L’importante è che non superi i venti centimetri di altezza, così si può parlare senza doversi sporgere.

Il terzo, infine, è il tovagliolo piegato a cono con dentro un piccolo dono. Può essere un uovo di cioccolata, una sorpresa, un piccolo rametto di mimosa. Quando gli ospiti si siedono e trovano quel pensierino, il sorriso è immediato. È il gesto che chiude il cerchio, che dice che non sono lì per caso. E a Pasqua, che è la festa della rinascita e della condivisione, è proprio di questo che si ha bisogno.

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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