Spalmare olio d’oliva sulla pelle prima di stendersi al sole è una pratica che resiste da decenni, tramandata come metodo per ottenere un’abbronzatura rapida e intensa.
L’olio crea un effetto lente: le sue molecole grasshe rifrangono la luce e la concentrano sulla superficie cutanea, aumentando il rischio di scottature e danni al DNA delle cellule.
Un’ora sotto il sole con olio d’oliva equivale a un’esposizione senza protezione, solo con una sensazione di “pelle lubrificata” che inganna. L’errore più comune è credere che “naturale” sia sinonimo di “sicuro”. Non lo è, soprattutto quando si parla di sole.
L’olio d’oliva è un occlusivo: forma una pellicola sulla pelle che impedisce la traspirazione e blocca l’evaporazione del sudore. In spiaggia, con il caldo, questo significa surriscaldamento e maggiore perdita di liquidi interni, con il rischio di disidratazione. Inoltre, l’olio si mescola con la sabbia, il sale e le impurità, ostruendo i pori e favorendo la comparsa di follicoliti (brufoli sulla schiena e sul petto). La pelle, invece di risultare morbida e idratata, diventa grassa al tatto e, una volta lavata via, appare secca e disidratata perché l’olio non idrata, ma trattiene l’umidità già presente.
L’abbronzatura ottenuta con l’olio d’oliva, inoltre, è superficiale e si sbiadisce in pochi giorni, perché i raggi UV hanno danneggiato gli strati basali della pelle senza stimolare una melanogenesi equilibrata. Si brucia più in fretta, ci si disidrata di più, e il colore dura meno. In sintesi, l’olio d’oliva non offre alcuna protezione contro i raggi ultravioletti del sole, responsabili non solo dell’abbronzatura ma anche di scottature, invecchiamento precoce e aumento del rischio di cancro della pelle.
La protezione solare efficace si ottiene solo con prodotti testati, che riportino un SPF adeguato al proprio fototipo (almeno 30 per le pelli chiare, 50+ per bambini e persone sensibili). Esistono in commercio oli solari con filtro (SPF 15, 20, 30), che uniscono la scorrevolezza dell’olio alla protezione chimica o fisica, e sono studiati per resistere all’acqua e alla sabbia. Per chi vuole un rimedio naturale, l’olio di cocco vergine ha un SPF leggermente più alto (circa 4-6), ma non è comunque sufficiente per un’esposizione prolungata. L’olio d’oliva, invece, ha un ruolo diverso e altrettanto importante: assunto a tavola, condito su verdure ricche di beta-carotene come carote e peperoni, favorisce l’assorbimento di questo nutriente che stimola la produzione di melanina e aiuta ad avere un’abbronzatura sana e duratura.
Ma va consumato a crudo e con moderazione, non spalmato sulla pelle. La prossima volta che senti il consiglio di spalmare olio d’oliva per diventare bella scura, ricordati: la nonna aveva buone intenzioni, ma la scienza ha dimostrato che si sbagliava. La pelle non è una padella, e l’abbronzatura non è una cottura.
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