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Il pesce che porti in tavola è contaminato: cosa hanno trovato nei test di laboratorio

Sembra sano, ma il pesce che compri è pieno di sostanze pericolose. Potresti aver ingerito PFAS senza saperlo. L’allarme che spaventa i consumatori, scatta l’allerta contaminazione.

Allerta Contaminazione: il pesce del supermercato sotto accusa. Un recente studio ha sollevato gravi preoccupazioni sul pesce che consumiamo quotidianamente, rivelando che molti dei prodotti ittici disponibili nei supermercati sono contaminati da PFAS, sostanze chimiche pericolose per la salute umana. La ricerca, condotta dalla sezione tedesca di Greenpeace, ha messo in luce la contaminazione di pesci e molluschi provenienti dal Mare del Nord e dal Mar Baltico, generando un allarme che non può essere trascurato.

Il pesce che porti in tavola è contaminato: cosa hanno trovato nei test di laboratorio – ricettasprint.it

I PFAS, acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche, comprendono oltre 10.000 composti sintetici utilizzati per le loro proprietà idrorepellenti e oleorepellenti in una varietà di prodotti, dai vestiti tecnici agli imballaggi alimentari. Queste sostanze sono state collegate a gravi problemi di salute, tra cui tumori, disturbi al sistema immunitario, al fegato e alterazioni delle funzioni riproduttive.

Qual è il pesce più inquinato?

L’analisi ha rivelato che pesci comunemente consumati, come platessa, aringa, rombo e granchio, contengono livelli di PFAS che superano i limiti stabiliti dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). In particolare, una porzione di 150 grammi di tali pesci può coprire o addirittura superare la dose settimanale tollerabile di PFAS. Questo è particolarmente preoccupante per i bambini, che, a causa del loro peso corporeo inferiore, possono subire effetti negativi anche con porzioni più piccole.

Qual è il pesce più inquinato? – ricettasprint.it

Le rilevazioni hanno evidenziato che il rombo chiodato, l’aringa e la sogliola presentano i livelli più elevati di contaminazione, ma anche altri tipi di pesce non sono esenti da rischi. Alcuni campioni analizzati hanno mostrato concentrazioni di PFAS ben oltre i limiti consentiti dalla normativa europea.

Si stima che il consumo regolare di pesce contaminato possa portare a un accumulo di queste sostanze nel corpo, aumentando il rischio di gravi malattie. La situazione è ulteriormente complicata dalla diffusione di PFAS anche nelle acque potabili. In diverse regioni italiane, come il Veneto, sono stati riscontrati livelli preoccupanti di queste sostanze, non solo nell’acqua del rubinetto ma anche in alcune marche di acqua minerale imbottigliata.

Come limitare i possibili rischi?

Questo scenario evidenzia un problema ambientale di vasta portata, che richiede un’attenzione urgente da parte delle autorità competenti. La fiducia dei consumatori nei supermercati, spesso considerati luoghi sicuri per l’acquisto di alimenti, potrebbe subire un duro colpo a seguito di queste rivelazioni.

È naturale aspettarsi che i prodotti in vendita siano di alta qualità e privi di contaminazioni, ma la situazione attuale mette in discussione questa certezza. Per proteggere la salute pubblica, è fondamentale che i consumatori siano informati riguardo ai rischi associati al consumo di pesce contaminato.

È consigliabile limitare l’assunzione di pesce proveniente da fonti non verificabili ed optare per prodotti certificati, se disponibili. Inoltre, è importante che le autorità intensifichino i controlli sulla sicurezza alimentare e adottino misure per ridurre la contaminazione ambientale da PFAS.

Salvatore Lavino

Classe 1985, giornalista pubblicista con una più che decennale esperienza nel settore e con migliaia di articoli prodotti in merito ai temi più disparati. Attualmente impegnato con diverse collaborazioni che trattano di vari argomenti, tra ecologia, cucina, sport, attualità, benessere e molto altro.

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