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suini – ricettasprint.it

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha da poco emanato nuove direttive in merito alla peste suina africana, una patologia che colpisce i suidi e che può rivelarsi estremamente dannosa per la salute dell’ecosistema e la biodiversità. Il virus, altamente contagioso e spesso letale, fa parte della famiglia delle Asfaviridae, genere Asfivirus ed è stato isolato per la prima volta in Kenya nel lontano 1921. Approdato in Europa nel 1957 attraverso un carico di rifiuti trasportati in Portogallo, ha colpito ad oggi il 75 per cento della popolazione suina mondiale, con la morte di oltre due milioni di capi dal 2016 al maggio 2019. In Italia è la Sardegna la regione più colpita: qui la PSA è endemica da oltre 40 anni e la Confartigianato ha messo in campo diverse trategie per arginare il problema.

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Peste suina africana, rischio epidemia mondiale: “Non c’è un vaccino”

Il direttore del centro di referenza nazionale per le pesti suine presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche Gian Mario De Mia ha fornito ulteriori dati sulla situazione nostrana. “Non è per niente sotto controllo, perché i principali vettori del virus sono i cinghiali selvatici, che sfuggono alla vigilanza dei servizi veterinari. Sono liberi di avvicinarsi agli allevamenti che non rispettano gli standard di biosicurezza, specialmente quelli a uso familiare. Per questi ultimi infatti non è richiesta la doppia recinzione, la disinfezione e la derattizzazione dell’ambiente in cui i maiali vivono” ha specificato. ”

Il numero più alto di focolai nel nostro continente si registra in Romania, seguita da Ucraina, Polonia e Bulgaria. I sintomi della PSA includono parenchimosi, febbre difficoltà nel movimento fino alla morte dell’animale: attualmente infatti non esiste alcuna cura per arginare il decorso della malattia. L’unico caso rilevato in Italia, riguarda appunto un maiale domestico, allevato per l’autoconsumo. “Fino a una decina di anni fa in Sardegna i casi di peste suina africana erano centinaia per la presenza di numerosi maiali allo stato brado, non registrati all’anagrafe e non sottoposti ai normali controlli sanitari. Oggi grazie agli abbattimenti mirati i focolai si sono quasi azzerati” ha spiegato De Mia.

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