L’errore con la lavastoviglie non è “non pulisce”. L’errore è pensare che un ciclo valga l’altro. Non si tratta solo di caricare bene il cestello, mettere il detersivo giusto e poi scegliere il programma a caso, magari quello più rapido, e si ritrovano con bicchieri opachi, piatti ancora unti e un odore tiepido che resta dentro la macchina.
La temperatura, qui, non è un dettaglio: è il punto che decide due cose insieme, igiene e resa sul grasso.

La temperatura che funziona davvero (e perché il rapido spesso inganna)
Se parliamo di piatti “normali” da quotidiano (pasta, sugo, olio, uova) la fascia che, nella pratica, dà equilibrio è intorno ai 60°C (di solito i programmi “Intensivo” o “Normale/Auto” arrivano lì o ci girano vicino). A quella temperatura il detersivo lavora bene, il grasso si scioglie davvero e l’azione meccanica dei getti fa il resto. Sotto, soprattutto nei cicli rapidi da 45–50°C, il rischio è che lo sporco non venga rimosso ma solo “spalmato”: ti sembra pulito a vista, ma se passi il dito senti quella patina. E se c’è patina, la lavastoviglie nel tempo perde anche efficienza perché il grasso si deposita su filtri e bracci.
Questo non significa che devi fare sempre l’intensivo. Significa che il rapido ha senso solo quando i piatti sono poco sporchi e soprattutto non unti: bicchieri, piatti da insalata, tazze. Se hai cucinato con olio, formaggi, carne o pesce, io il rapido lo considero un invito a rilavare.
Come scegliere il programma senza impazzire
Io ragiono così: 50°C per carichi leggeri e poco grassi, 60°C come base affidabile per il quotidiano, 65–70°C quando hai incrostazioni vere (teglie, besciamella, pirofile) o quando vuoi una spinta igienizzante più forte. Ho notato che molte persone cercano “igiene” tenendo tutto a temperature basse ma facendo lavaggi più frequenti: alla fine consumi uguale e pulisci peggio. Un ciclo fatto bene, invece, ti evita il secondo giro.
La temperatura da sola però non fa miracoli se sbagli due cose: prelavaggio mentale e caricamento. Non serve sciacquare a lungo sotto l’acqua (quello è spreco), ma i residui grossi vanno tolti: ossi, pasta secca attaccata, bucce. E i piatti non vanno impilati “a muro”: l’acqua deve colpire, non fare lo slalom.
Un dettaglio pratico che cambia la resa: se avvii la lavastoviglie a distanza di ore, non lasciare i piatti “asciugare” sporchi. Fai un risciacquo breve o usa la funzione pre-risciacquo: lo sporco fresco si lava più facilmente e puoi permetterti un programma meno aggressivo.
La regola semplice, senza stress, è questa: per piatti unti e cucina vera, punta ai 60°C. È la temperatura in cui la lavastoviglie smette di essere “una scatola che gira acqua” e torna a fare il suo lavoro.






