La parte della patata che finisce quasi sempre nel secchio dell’umido contiene una quantità di amido, vitamine (C e del gruppo B) e antiossidanti superiore alla polpa. L’amido, in particolare, ha un’azione calmante sulla pelle irritata o arrossata, mentre lo yogurt (ricco di acido lattico) esfolia delicatamente e illumina l’incarnato.
Unire questi due ingredienti significa ottenere una maschera viso naturale, economica e senza conservanti, adatta a pelli normali e miste.

L’errore più comune è usare la buccia cruda: l’amido non è biodisponibile e la buccia troppo dura potrebbe graffiare. La soluzione è lessare le bucce in poca acqua, poi frullarle con lo yogurt.
Come prepararla e applicarla senza errori (e senza conservanti)
Lavare accuratamente le bucce di due patate medie (meglio se biologiche, per evitare residui di pesticidi). Lessarle per 5-7 minuti in acqua, scolarle e frullarle con due cucchiai di yogurt bianco intero (non zuccherato, meglio greco) fino a ottenere una crema densa. Applicare sul viso pulito, evitando il contorno occhi, e lasciare agire per 10-15 minuti. L’amido delle patate secca rapidamente, formando una pellicola che si rimuove con acqua tiepida e un panno morbido.
La pelle risulterà più luminosa, liscia e idratata. Per pelli secche, aggiungere un cucchiaino di olio d’oliva; per pelli grasse, qualche goccia di succo di limone. La maschera va preparata al momento e consumata subito, perché yogurt e bucce lesse deperiscono in fretta.
Quando usarla (e quando evitarla) per non irritare la pelle
La frequenza ideale è una volta a settimana. È particolarmente indicata per pelli opache, stanche o con piccole imperfezioni. Da evitare in caso di pelle molto sensibile, con ferite aperte, acne infiammata o rosacea attiva. Prima dell’uso, testare una piccola quantità sul braccio per escludere reazioni allergiche.
Con pochi centesimi e uno scarto che altrimenti sarebbe finito nella spazzatura, ottieni un trattamento viso naturale che non ha nulla da invidiare a molte maschere commerciali. La pelle ringrazia, e anche l’ambiente, perché ogni buccia riutilizzata è un rifiuto in meno. La bellezza, a volte, sta proprio nel saper guardare ciò che gli altri buttano.






