Il sale da cucina nella lavastoviglie è una scorciatoia che sembra innocua finché non inizi a vedere bicchieri opachi, posate che perdono brillantezza e, nei casi peggiori, una macchina che lavora peggio.

Io l’ho fatto davvero: finito il sale specifico, ho pensato “sale è sale”. Ho notato che all’inizio non cambiava nulla, poi, nel giro di qualche settimana, sono comparsi aloni bianchi e una patina fastidiosa su vetro e acciaio. Dopo diversi tentativi per “rimediare” (più brillantante, cicli più caldi, aceto dove non doveva andare) ho chiamato l’assistenza. Il tecnico, appena ha sentito la frase “ho messo il sale normale”, mi ha detto di smettere subito. Non per fissazione, ma per un motivo tecnico preciso: il sale della lavastoviglie non serve a lavare i piatti, serve a proteggere la macchina e a far lavorare bene la resina addolcente.

Sale normale nella lavastoviglie mai farlo - RicettaSprint
Sale normale nella lavastoviglie mai farlo – RicettaSprint

La lavastoviglie, infatti, non usa il sale come “ingrediente” del lavaggio. Dentro c’è un addolcitore con resine a scambio ionico: quando l’acqua è dura, quelle resine trattengono calcio e magnesio e li sostituiscono con sodio. È così che riduci il calcare su resistenza, giranti, tubi e soprattutto sui bicchieri. Ma la resina, a un certo punto, si satura e va rigenerata: qui entra in gioco il sale specifico, che è cloruro di sodio ad alta purezza, pensato per stare nel serbatoio del decalcificatore senza portarsi dietro residui.

Perché il sale da cucina crea problemi: additivi, dissoluzione e residui

Ho notato che l’errore nasce da un’idea intuitiva: se è NaCl, allora va bene. Il punto è che il sale per lavastoviglie non è “solo sale”: è prodotto per sciogliersi in modo prevedibile e rigenerare la resina senza contaminare il circuito. Il sale da cucina può essere iodato e spesso contiene antiagglomeranti. In dispensa hanno senso, nel serbatoio del sale no: possono lasciare micro-residui, peggiorare l’efficienza della rigenerazione e, nel tempo, contribuire a opacità e aloni.

C’è poi la questione della granulometria. Il sale specifico è fatto per sciogliersi gradualmente nel suo vano. Il sale fino può compattarsi e sciogliersi in modo irregolare; quello grosso può sciogliersi troppo lentamente. Risultato pratico: rigenerazione incompleta, acqua più dura in lavaggio e calcare che si deposita. E quando l’acqua è dura, tu puoi anche aumentare detergente e brillantante, ma stai solo compensando male: il calcare non è sporco, è chimica. Il tecnico me l’ha detto chiaramente: “Se l’addolcitore non lavora, è come lavare sempre con acqua piena di calcare. Non lo risolvi con più sapone”.

Cosa fare da subito se hai usato sale normale

La prima cosa che ho fatto, su indicazione dell’assistenza, è stata smettere e ripulire il vano del sale. Niente interventi eroici: ho tolto l’acqua residua dal serbatoio (spugna o siringa da cucina), eliminato i granuli rimasti e fatto un ciclo a vuoto breve per risciacquare. Poi ho riempito con sale specifico e ho controllato due impostazioni che spesso vengono ignorate: durezza dell’acqua (da impostare in base alla zona) e dosaggio del brillantante. Ho notato che, una volta ripristinato il sale corretto e regolata la durezza, gli aloni sono diminuiti nel giro di pochi lavaggi.

Il consiglio pratico con cui chiudo è questo: il sale della lavastoviglie non è intercambiabile. Se finisce, meglio fare uno o due lavaggi aspettando quello giusto, piuttosto che riempire il serbatoio con sale da cucina e trascinarsi dietro un problema più lungo da correggere. E se vivi in una zona con acqua dura, controlla l’impostazione: è lì che si decide la differenza tra bicchieri limpidi e vetro che, un po’ alla volta, perde trasparenza.