Il galateo non serve a fare i raffinati: serve a non mettere gli altri a disagio. Io ho notato che le “figure” peggiori non nascono da una forchetta usata male, ma da piccoli gesti che invadono lo spazio altrui: rumori, fretta, commenti fuori luogo.
In questi anni seguendo i trend di cucina i grandi della cucina, come Csaba Dalla Zorza, ho capito che ci sono tre errori che si ripetono sempre e non c’entrano con la ricchezza della tavola.

C’entrano con il rispetto: del tempo, della conversazione e dell’attenzione, ecco perché ormai ho delle regole fisse per me e per i miei ospiti.
Rumori e fretta, cioè mangiare “contro” la tavola
Dopo diversi tentativi ho capito che la prima cosa che notano gli altri non è cosa ordini, ma come ti muovi. Tagliare rumorosamente, battere le posate, aspirare la pasta, masticare a bocca aperta: sono dettagli che fanno perdere credibilità in pochi secondi. Io ho notato che la fretta amplifica tutto: chi ha fretta gesticola di più, interrompe, si sporge sul piatto. La regola pratica è semplice: movimenti piccoli, posate che lavorano senza “suonare”, boccone che entra quando hai già finito di parlare.
E poi c’è il pane: l’errore classico è mordere direttamente la fetta o usarla come spugna nel piatto. Nel galateo, il pane si spezza in pezzi piccoli e si porta alla bocca a bocconi. È un gesto minimo, ma cambia il tono della presenza a tavola.
Correggere gli altri e commentare il cibo come se fossi in giuria
Il galateo non è silenzio, è conversazione pulita. Ho notato che uno dei modi più rapidi per sfigurare è fare il sommelier non richiesto o l’insegnante di cucina: “questo è troppo salato”, “io avrei fatto così”. Dopo diversi tentativi ho capito che la critica a tavola è quasi sempre una critica a chi ospita. Anche quando è vera, non è utile: crea tensione e blocca la naturalezza.
Stesso discorso per diete e salute: trasformare il pasto in un elenco di calorie o divieti rovina l’atmosfera. Se vuoi chiedere, meglio farlo neutro: “che ingredienti ci sono?” è diverso da “quanto ingrassa?”.

Il telefono sul tavolo, anche quando “non lo guardo”
Il telefono disturba anche da spento, se è lì. Io ho notato che basta appoggiarlo accanto al piatto per comunicare: potrei sparire con la testa in qualunque momento. La regola elegante è una sola: telefono fuori vista, in silenzioso. Se devi essere reperibile, lo dici prima e lo controlli lontano dalla tavola.
Il consiglio pratico con cui chiudo: se non ricordi una regola, non irrigidirti. Prendi tempo, osserva, scegli la soluzione più discreta. Il galateo, alla fine, è far sentire gli altri a proprio agio mentre ti godi il pasto senza diventare il centro del rumore.






