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Asciuga sempre le spugne per piatti e non solo, è lì il segreto che ti salva

La spugna è l’oggetto più traditore della cucina: profuma di detersivo, sembra innocua, ma vive nel posto perfetto per diventare un problema. Ho notato che l’odore “strano” che a volte resta sui bicchieri non nasce dal bicchiere: nasce quasi sempre dalla spugna lasciata umida, schiacciata nel lavello, a macerare tra acqua e residui.

E non riguarda solo quella dei piatti. Vale per le spugnette con cui pulisci il piano, per i panni in microfibra, per le pezze che passi sul tavolo. Se restano bagnate e chiuse su se stesse, diventano un piccolo incubatore domestico: biofilm, batteri, muffette invisibili e quell’aroma stantio che poi ti sembra “casa”.

Come asciugare le spugne – RicettaSprint

Il punto è semplice: l’umidità è carburante. Senza umidità, la proliferazione rallenta. Quindi sì, il segreto “che ti salva” non è comprare mille prodotti, ma asciugare bene e far circolare aria.

Perché asciugare cambia tutto… più della candeggina

Dopo diversi tentativi ho capito una cosa poco romantica: disinfettare ogni volta non è sostenibile, ma asciugare sì. La spugna, quando la strizzi male, trattiene acqua e detergente. L’acqua alimenta i microrganismi, il detergente “copre” l’odore per qualche ora e ti inganna. Se invece sciacqui bene e poi asciughi davvero, tagli la radice del problema.

Ho notato anche un altro dettaglio: lasciare la spugna nel lavello, anche se “non è immersa”, significa darle umidità costante per risalita e vapore. Risultato: non si asciuga mai del tutto. E se non si asciuga mai, non si “resetta” mai.

Come asciugare io spugne e panni

Appena finisco di lavare, faccio tre passaggi rapidi. Sciacquo la spugna sotto acqua molto calda, per togliere grassi e residui. Poi la strizzo forte, ma nel modo giusto: non una compressione pigra, proprio torsione decisa finché non smette di gocciolare. Infine la metto in verticale, in un portaspugna aperto, dove l’aria passa sotto e sopra. Se la appoggi in piano, la parte a contatto resta umida: è lì che nasce la puzza.

Per i panni in microfibra uso la stessa regola: dopo l’uso li sciacquo, li strizzo e li stendo aperti. Mai appallottolati sul bordo del lavello, mai piegati in quattro. Se sono stati usati su superfici “sporche” (carne cruda, uovo, pattume), non li lascio lì “in attesa”: finiscono subito nel bucato.

Un trucco pratico che mi salva in inverno: se l’aria in cucina è umida, metto spugna e panni vicino a una finestra socchiusa o su un termosifone (senza cuocerli, solo per asciugarli). Non è estetica, è igiene.

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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