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Frittura durante la dieta, quante volte possiamo mangiarla senza mandare all’aria tutti i sacrifici?

Iniziamo una dieta e tra i primi alimenti che eliminiamo compaiono patatine, cotolette, verdure in pastella e qualsiasi cosa sia passata dentro una padella piena d’olio.

Fritto diventa quasi automaticamente sinonimo di vietato. Ma dobbiamo davvero rinunciarci completamente? Se non ci sono particolari indicazioni mediche, una frittura occasionale può trovare spazio anche all’interno di un’alimentazione equilibrata.

Frittura durante la dieta – RicettaSprint

Il punto è capire quanto spesso mangiarla e, soprattutto, come prepararla.

Una volta alla settimana si può mangiare?

Non esiste una regola scientifica secondo cui possiamo mangiare fritto esattamente una volta ogni sette giorni. Le linee guida invitano piuttosto a limitare la frequenza degli alimenti fritti, privilegiando abitualmente metodi di cottura più semplici.

Per una persona sana che segue un’alimentazione complessivamente equilibrata, una frittura occasionale, anche una volta alla settimana, può essere compatibile con la dieta, purché quantità e resto del menù siano adeguati. Se stiamo seguendo un regime dimagrante prescritto, invece, frequenza e porzioni dovrebbero rispettare il piano stabilito dal professionista.

Conta anche cosa friggiamo. Un piatto di verdure fritte, del pesce o una cotoletta non diventano nutrizionalmente identici soltanto perché condividono lo stesso metodo di cottura. Pastelle, panature, salse e dimensioni delle porzioni possono aumentare ulteriormente l’apporto energetico.

E soprattutto non serve “compensare” saltando il pasto successivo. Una frittura non rovina una dieta, così come un’insalata non può sistemare settimane di alimentazione squilibrata. È la frequenza delle nostre abitudini a fare la differenza.

Se friggiamo a casa, attenzione all’olio

Anche il modo in cui prepariamo la frittura conta. Utilizziamo un olio adatto alle alte temperature e cerchiamo di mantenere una temperatura corretta: se è troppo bassa, l’alimento può assorbire più olio; se viene surriscaldato fino a fumare, invece, l’olio comincia a degradarsi.

Evitiamo di riutilizzarlo troppe volte e soprattutto eliminiamolo quando appare molto scuro, viscoso, presenta odori anomali, schiuma persistente o ha raggiunto il punto di fumo.

Una volta cotto l’alimento, possiamo lasciarlo sgocciolare e appoggiarlo sulla carta assorbente per eliminare parte dell’olio superficiale.

Attenzione anche al sale. Patatine, fritti confezionati e preparazioni da ristorazione possono apportarne quantità importanti, un aspetto da considerare soprattutto per chi deve controllare la pressione.

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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