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Chemioterapia e alimentazione: 3 errori da non commettere

Affrontare un ciclo di chemioterapia significa ridefinire gran parte della propria quotidianità, e l’alimentazione è spesso l’aspetto che si trasforma più rapidamente e in modo più imprevedibile.

Nausea, alterazione del gusto, quel fastidioso sapore metallico che rende insapori anche i cibi preferiti, stanchezza cronica e mucositi non sono solo effetti collaterali, ma ostacoli concreti che trasformano un pasto in una sfida quotidiana. Molti pazienti perdono l’appetito, altri sviluppano avversioni improvvise verso alimenti che prima amavano.

Chemioterapia e alimentazione – RicettaSprint

In questa fase, l’obiettivo nutrizionale si modifica radicalmente: non si cerca più il pasto “perfetto” dal punto di vista dietetico, ma si cerca di introdurre calorie e nutrienti nel modo meno stressante possibile. Pasti piccoli e frequenti, da cinque a sei al giorno, cibi a temperatura ambiente per ridurre la percezione degli odori, consistenze morbide come vellutate o frullati: sono questi i nuovi alleati.

L’errore dei farmaci: il pompelmo e gli integratori che possono annullare la terapia

Il primo grande errore riguarda ciò che entra in competizione diretta con i farmaci chemioterapici. Esistono alimenti e integratori apparentemente innocui che possono alterare il metabolismo dei principi attivi, riducendone l’efficacia o aumentandone la tossicità in modo pericoloso. Il caso più noto è quello del pompelmo e del suo succo: contiene furanocumarine che inibiscono un enzima epatico chiamato CYP3A4, responsabile della metabolizzazione di molti chemioterapici.

Il risultato è un accumulo anomalo del farmaco nel sangue, con un rischio concreto di sovradosaggio e danni agli organi. Ma non è solo il pompelmo il problema. Un altro errore frequente è assumere integratori a base di erbe senza consultare l’oncologo: l’iperico, ad esempio, accelera la degradazione di numerosi farmaci rendendoli inefficaci, mentre il ginseng e l’echinacea possono interferire con il sistema immunitario durante la chemio. Anche gli integratori antiossidanti ad alte dosi, vitamina C, vitamina E, selenio, sono oggetto di dibattito scientifico: la chemioterapia agisce anche generando radicali liberi per uccidere le cellule tumorali, e un eccesso di antiossidanti potrebbe teoricamente proteggere anche le cellule malate, riducendo l’efficacia della cura. L’unica regola veramente sicura è non assumere nulla – né tisane, né integratori, né alimenti funzionali – senza averne prima parlato con il proprio medico. Anche un semplice tè alle erbe può nascondere sorprese.

I tre errori alimentari da evitare (cibi crudi, grassi e irregolarità)

Il secondo errore, purtroppo comune, è consumare cibi crudi o poco cotti in un periodo in cui il sistema immunitario è spesso indebolito dalla chemioterapia (una condizione chiamata neutropenia). Un piatto di sushi, un uovo alla coque, una carne al sangue, verdure crude non lavate perfettamente, latte non pastorizzato: tutti questi alimenti possono veicolare batteri come Salmonella, Listeria o E. coli che un organismo sano avrebbe respinto senza problemi, ma che in questa fase possono causare infezioni gravi, anche letali. La regola è ferrea: tutto ciò che finisce nel piatto deve essere ben cotto, e consumato fresco, senza conservare avanzi per ore. Il terzo errore riguarda i cibi grassi, fritti o piccanti.

Quando nausea e stomaco fragile sono già presenti, un piatto di patatine fritte o una salsa al curry possono trasformarsi in un trauma digestivo. Questi alimenti rallentano lo svuotamento gastrico, irritano le mucose già infiammate dalle cure e possono scatenare vomito o diarrea, peggiorando la disidratazione e la perdita di peso. Meglio cotture semplici, vapore, bollito, forno leggero – condimenti delicati, ed evitare sbalzi di temperatura: né cibi troppo caldi, né troppo freddi. Infine, il quarto errore, anche se l’utente ne ha chiesti tre, questo merita una menzione, è trascurare l’idratazione o affidarsi solo all’acqua. In caso di vomito o diarrea, l’acqua da sola non basta: servono sali minerali. Un brodo vegetale, una bevanda reidratante specifica, o anche un semplice bicchiere d’acqua con un pizzico di sale e zucchero possono fare la differenza tra un recupero rapido e un accesso al pronto soccorso. Gestire l’alimentazione in chemioterapia è complesso, ma non impossibile.

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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