Non esiste un frutto o una verdura che contenga melanina pronta da depositare sulla pelle. La melanina è un pigmento che l’organismo produce da solo, a partire dall’amminoacido tirosina, e la sua quantità è determinata in larga parte dalla genetica.
L’alimentazione, però, può influenzare l’efficienza di questo processo. I nutrienti giusti forniscono i cofattori necessari ai melanociti (le cellule che producono il pigmento) e proteggono la pelle dallo stress ossidativo indotto dai raggi UV.
Non si tratta di “mangiare l’abbronzatura”, ma di preparare la pelle a reagire meglio al sole, riducendo il rischio di scottature e prolungando la durata del colore. Per avere un effetto visibile, bisogna iniziare con almeno quattro settimane di anticipo e mantenere la costanza.
Il primo gruppo di alimenti utili è quello dei carotenoidi, pigmenti vegetali presenti in frutta e verdura di colore giallo, arancio e rosso: carote, albicocche, zucca, melone, pomodori, anguria, ma anche spinaci e cavolo riccio. Questi composti si accumulano negli strati superficiali della pelle, dove esercitano un’azione antiossidante e stimolano indirettamente i melanociti.
Per essere assorbiti al meglio, vanno sempre accompagnati da una fonte di grasso (olio extravergine, frutta secca, avocado). Il secondo alleato è il rame, un minerale fondamentale per l’enzima tirosinasi, che converte la tirosina in melanina. Lo trovi nei frutti di mare (cozze, vongole, ostriche), nei legumi (ceci, lenticchie), nelle noci e nel cioccolato fondente. Una carenza di rame, anche lieve, rallenta la produzione di melanina e rende l’abbronzatura spenta e irregolare.
Non basta mangiare una carota il giorno prima di andare in spiaggia. Per vedere un effetto sulla pelle, i carotenoidi vanno assunti con regolarità per almeno quattro-otto settimane. Un modo semplice è inserire ogni giorno una porzione di verdura arancione o verde scuro, condita con un filo d’olio, e una porzione di frutta di stagione. A pranzo o a cena, due o tre volte a settimana, una porzione di frutti di mare o di legumi.
L’ultimo fattore, spesso trascurato, è l’acqua. La pelle idratata è più elastica e resistente ai raggi UV, e mantiene l’abbronzatura più a lungo. Bere almeno due litri al giorno nelle settimane precedenti l’esposizione aiuta la pelle a essere più luminosa e reattiva. Nessun cibo, da solo, regala l’abbronzatura. Ma un’alimentazione coerente prepara la pelle a diventare quel colorito che non si sbiadisce alla prima doccia. E che, soprattutto, la espone al sole con meno danni.
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