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Cibi fritti e dieta: l’errore di bannarli e come usarli contro il metabolismo pigro

Non serve per i pass dei propri cibi preferiti, tra cui pietanze fritte se vogliamo raggiungere il dimagrimento e la perfetta forma fisica, piuttosto impariamo a calibrare all’interno dell’alimentazione perché questo è uno degli errori più banali che possiamo compiere.

La privazione totale di vari alimenti, così come nel caso di ricette fritte aumenta il cortisolo, l’ormone dello stress, che rallenta il metabolismo e spinge a cercare cibo compensatorio nei momenti di debolezza.

Non togliere la frittura dalla dieta – RicettaSprint

Il gruppo che mangiava il fritto, invece, aveva un picco di dopamina che abbassava lo stress e manteneva attivo il metabolismo. Da lì ho capito che bandire i fritti dalla dieta è l’errore più grande che si possa fare. Non perché facciano bene, ma perché la loro assenza totale fa più danni della loro presenza controllata.

Perché la privazione (anche della frittura) non funziona?

Il metabolismo pigro non si sveglia con la fame. Si sveglia con il carburante giusto al momento giusto. Quando togli completamente i grassi cotti, il corpo entra in una sorta di risparmio energetico, abbassa il dispendio calorico a riposo e inizia a trattenere tutto quello che riceve. È un meccanismo di sopravvivenza che viene da lontano, da quando il cervello non sapeva quando sarebbe arrivato il prossimo pasto. In più, la privazione totale porta a un effetto psicologico noto: il cibo proibito diventa ossessione. Più lo bandisci, più lo desideri. E quando finalmente cedi, cedi male, con abbuffate che annullano settimane di sacrifici.

Poi c’è la questione termogenica. I fritti, se fatti con olio di qualità e alla temperatura giusta, attivano un riflesso metabolico che pochi conoscono. Il fegato, per processare i grassi cotti, deve lavorare di più e consuma energia. Non abbastanza da compensare le calorie introdotte, ma abbastanza da tenere acceso il motore. In un regime ipocalorico, tenere acceso il motore è tutto.

Come usare i fritti senza sabotarsi

La strategia l’ho messa a punto in anni di consulenze e l’ho testata su me stessa. Il fritto deve entrare nella dieta con regole precise, non a caso. Una volta a settimana, non di più. Mai da solo: sempre inserito in un pasto completo con verdure crude che aiutano la digestione e rallentano l’assorbimento dei grassi. La temperatura dell’olio è fondamentale: sotto i 160 gradi la frittura diventa una spugna di grasso, sopra i 180 si formano sostanze tossiche. A 170 gradi, con olio di arachide pulito, il cibo assorbe meno olio e cuoce in modo uniforme.

La quantità deve essere controllata: cento grammi a testa, non di più. E il momento giusto è il pranzo, mai la sera, per dare al corpo il tempo di smaltire prima del riposo notturno. In questo modo il fritto diventa un alleato psicologico e metabolico, non un nemico. Toglie lo stress della privazione, mantiene attivo il dispendio energetico e insegna al cervello che non deve entrare in modalità carestia.

 

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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