La melatonina è uno degli integratori più utilizzati per migliorare il sonno, ma non è priva di effetti collaterali: capire cosa fa davvero e quando usarla è fondamentale per evitare errori comuni.
Negli ultimi anni la melatonina è entrata stabilmente nelle abitudini di molte persone che faticano ad addormentarsi. Viene spesso percepita come un rimedio naturale e quindi innocuo, ma la realtà è più articolata e merita attenzione.
Secondo gli esperti, la melatonina può essere utile in situazioni specifiche, ma non va considerata una soluzione universale per tutti i disturbi del sonno. Come ogni sostanza che agisce sull’organismo, anche questa può avere effetti indesiderati.
La melatonina è un ormone prodotto naturalmente dal nostro corpo. Viene secreta principalmente di notte dalla ghiandola pineale e regola il ritmo sonno-veglia.
La sua produzione aumenta quando cala la luce e diminuisce al mattino. È il segnale biologico che dice al corpo che è ora di dormire, ma non è un sedativo e non induce il sonno in modo forzato.
L’integrazione di melatonina viene spesso usata in caso di jet lag, turni di lavoro notturni o difficoltà ad addormentarsi. Serve soprattutto a ristabilire il ritmo circadiano, non a “spegnere” il cervello.
Molti la assumono pensando che più dose significhi più efficacia. In realtà dosaggi elevati non migliorano il sonno e aumentano il rischio di effetti collaterali.
La melatonina è generalmente ben tollerata, ma alcuni effetti indesiderati possono comparire, soprattutto nei primi giorni di assunzione. Tra i più frequenti ci sono sonnolenza diurna, mal di testa e vertigini.
Alcune persone riferiscono anche nausea, senso di stordimento o difficoltà di concentrazione. Questi sintomi sono spesso legati a un dosaggio non adeguato o a un’assunzione prolungata senza controllo.
Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda l’umore. In soggetti sensibili, la melatonina può influenzare irritabilità, ansia o sbalzi emotivi, soprattutto se assunta in modo continuativo.
Secondo gli esperti, questo accade perché la melatonina interagisce con altri neurotrasmettitori. Per questo è importante non sottovalutarne l’impatto, anche se si tratta di un prodotto venduto senza prescrizione.
Un altro effetto da considerare riguarda la pressione. In alcune persone la melatonina può causare lievi variazioni pressorie, soprattutto se assunta insieme a farmaci antipertensivi.
Chi soffre di pressione bassa o assume terapie specifiche dovrebbe fare particolare attenzione. L’autosomministrazione non è sempre una buona idea.
In alcuni casi si possono verificare disturbi gastrointestinali come gonfiore o crampi. Più raramente sono stati segnalati effetti sul ciclo mestruale, legati all’interazione della melatonina con l’equilibrio ormonale.
Questi effetti non sono comuni, ma confermano che la melatonina non è una semplice “vitamina per dormire”.
Secondo gli esperti, la melatonina va evitata o usata con cautela in alcune situazioni. Gravidanza, allattamento e disturbi ormonali sono condizioni in cui è sempre meglio consultare un medico.
Attenzione anche in caso di depressione, epilessia o terapie farmacologiche. Le interazioni non vanno sottovalutate.
Uno degli errori più comuni è pensare che dosi elevate siano più efficaci. In realtà spesso bastano quantità molto basse per ottenere benefici sul ritmo sonno-veglia.
Dosi eccessive possono peggiorare la qualità del sonno e aumentare gli effetti collaterali. Meno è spesso meglio, soprattutto con la melatonina.
La melatonina può essere un valido aiuto in situazioni mirate, ma non risolve tutte le insonnie. Se il problema è legato a stress, ansia o cattive abitudini, l’integratore da solo non basta.
Migliorare l’igiene del sonno, ridurre l’uso di schermi e mantenere orari regolari resta la base per dormire meglio, con o senza melatonina.
Gli esperti concordano su un punto: la melatonina non va demonizzata, ma nemmeno banalizzata. È un ormone, non una caramella, e va usato con criterio.
Conoscere gli effetti collaterali aiuta a evitare abusi e false aspettative. Assunta nel modo corretto può essere utile, ma solo se inserita in un approccio più ampio al benessere del sonno.
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