Nel corso degli ultimi anni abbiamo avuto modo di leggere diversi interventi di Matteo Bassetti sui social network. Questa volta, l’esperto epidemiologo si è soffermato su una bevanda amatissima da tutti noi, ovvero il caffè, che a quanto pare potrebbe contenere una lunga serie di microplastiche.
Non è la prima volta che vengono lanciati allarmi legati alle microplastiche, ormai presenti praticamente ovunque, spesso senza che ce ne accorgiamo.
Una buona quantità di bevande che assumiamo nel quotidiano, infatti, può essere soggetta a contaminazione da microplastiche, ma questa volta nessuno immaginava che la fonte potesse essere proprio questa. A spiegare tutto nel dettaglio è stato proprio Bassetti.
A tenere banco mediaticamente, nelle ultime ore, troviamo un nuovo intervento di Matteo Bassetti sul consumo quotidiano di caffè. Questa volta, però, non si parla del numero di tazzine che beviamo giorno dopo giorno, ma di un possibile pericolo legato ai bicchierini usa e getta.
Come sottolineato dallo stesso epidemiologo, l’allarme non riguarderebbe soltanto il caffè, ma qualsiasi bevanda calda versata in questi contenitori. Si fa riferimento, infatti, a uno studio condotto dall’Indian Institute of Technology di Kharagpur, che avrebbe posto l’attenzione proprio sui bicchieri monouso utilizzati per le bevande calde, soprattutto per il caffè.
Secondo quanto riportato, il problema riguarderebbe una contaminazione da microplastiche che arriverebbe proprio da questi involucri, spesso descritti come sicuri e “smaltibili” con facilità. A quanto pare, però, il rischio potrebbe nascondersi proprio lì.
Osservando con attenzione questi bicchierini, è possibile notare che non vanno smaltiti né nella plastica né nella carta, ma conferiti nell’indifferenziato. La motivazione sta nel loro rivestimento interno, che può essere in polietilene oppure in acido polilattico, come riferito da Matteo Bassetti.
Ed è proprio questo rivestimento che, a contatto con liquidi molto caldi, ad esempio acqua a 90 gradi o bevande calde come il caffè, potrebbe favorire un rilascio di microplastiche: si parla, secondo quanto riportato, di un rilascio fino a 10-100 particelle per millimetro in 15 minuti. Il rivestimento viene utilizzato per prevenire perdite e impedire che il bicchiere si degradi a contatto con il calore, ma proprio questa “protezione” potrebbe essere la fonte del problema.
Bassetti aggiunge anche, citando lo studio pubblicato sul Journal of Hazardous Materials e l’analisi condotta su circa 70 marchi, che sarebbero stati rilevati rilasci più evidenti in caso di contatto prolungato con liquidi più caldi, tipici del caffè da asporto. Queste microplastiche, inferiori a 5 mm, presenterebbero potenziali rischi per la salute, dall’infiammazione fino a una possibile alterazione ormonale. Inoltre, il riutilizzo dei bicchierini peggiorerebbe il fenomeno, perché l’usura aumenterebbe il degrado del rivestimento e, di conseguenza, il rilascio di microplastiche.
Sulla base di queste considerazioni, Matteo Bassetti conclude il suo intervento suggerendo una scelta più prudente: “Meglio prendere il caffè in una tazzina di ceramica o in contenitori realizzati con materiali realmente biodegradabili”.
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