Lavare il pollo sotto l’acqua del rubinetto è uno di quei gesti che molti fanno in automatico, convinti di “ripulirlo” prima di cucinarlo… ma molto pericolosa.
È un’abitudine vecchia, tramandata, e proprio per questo sembra innocua. In realtà è una delle cose più inutili e più rischiose che si possano fare in cucina. Non perché il pollo sia “sporco” da lavare via, ma perché l’acqua non elimina i batteri: li sposta. E quando li sposta, li porta dove non li vuoi, cioè in giro per il lavello, sul rubinetto, sulle mani, sulle spugne e su tutte quelle superfici che poi tocchi senza pensarci.
A quel punto, altro che botulino: il problema vero diventa la contaminazione incrociata, quella che ti fa ammalare anche se hai cotto bene la carne, perché i batteri sono finiti altrove.
Il punto è semplice: i batteri che possono essere presenti sul pollame crudo non si “lavano via” con un risciacquo. Restano sulla carne e, nel frattempo, l’acqua che scorre crea schizzi minuscoli, invisibili, che si depositano attorno al lavello. È il classico rischio che non vedi e quindi sottovaluti. Se in quel momento hai vicino un piatto pulito, una ciotola già pronta, una verdura appena lavata o anche solo la spugna con cui poi pulirai il piano cucina, stai regalando ai batteri un passaggio comodo. È per questo che le linee guida sulla sicurezza alimentare sono così nette: il pollo non va lavato, va gestito bene e cotto correttamente.
A livello pratico, poi, quel lavaggio non ti dà nessun vantaggio. Se lo fai per togliere “l’odore”, non lo risolvi davvero: lo sposti. Se lo fai per “disinfettarlo”, non ci riesci: la disinfezione la fa solo la cottura. Se lo fai perché vedi liquido nella confezione, quello sì è un dettaglio reale, ma la soluzione non è il rubinetto. La soluzione è tamponare.
La gestione corretta del pollo crudo è molto più semplice di quanto sembri, e soprattutto è più pulita. Si apre la confezione, si lavora su un tagliere dedicato alla carne, e se c’è umidità in eccesso si tampona con carta da cucina, che poi si butta subito. Fine. Nessuno spruzzo. Nessun lavandino contaminato. A quel punto si passa a ciò che conta davvero: mantenere separati utensili e superfici e lavarsi le mani con cura dopo aver toccato il crudo, senza fare “mezze misure”.
La vera sicurezza arriva con la cottura. Il pollo diventa sicuro quando è cotto fino al cuore, non quando gli hai dato una sciacquata. Se vuoi smettere di avere dubbi, il termometro da cucina è l’unico alleato che non tradisce: quando la temperatura interna è corretta, il problema batteri è risolto. E anche senza termometro, ci sono segnali pratici: carne non rosata vicino all’osso, succhi chiari, consistenza compatta. Ma il concetto resta lo stesso: la cottura è l’unico “lavaggio” che serve.
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