La ricotta nel tiramisù non è una variante “leggera”: è un cambio di architettura. Se la tratti come un mascarpone qualunque, ti ritrovi con una crema che cede, savoiardi fradici e quella fastidiosa pozzanghera di siero sul fondo dopo poche ore.
Ho notato che la maggior parte dei fallimenti nasce da un gesto fatto in buona fede: aprire la ricotta, zuccherarla e montarla subito. Dopo diversi tentativi ho capito che la ricotta è una matrice proteica con acqua libera, non una crema grassa stabile. Il segreto che ho scoperto è semplice e scomodo: prima si governa l’umidità, poi si governa la montata. Solo dopo si parla di caffè e cacao.

Quando uso mascarpone, la struttura sta in piedi quasi da sola: è denso, ricco di grassi, poco sensibile allo zucchero. La ricotta invece “risponde”: se è troppo fresca rilascia siero; se la lavori con fruste aggressive rompi la grana proteica e liberi altra acqua; se aggiungi zucchero semolato, richiami umidità e rendi la crema più fluida. Ho notato anche un dettaglio che cambia tutto: la ricotta di pecora regge meglio se ben scolata, ma è più sensibile al sale residuo e al calore; quella vaccina è più neutra, ma spesso più umida. Dopo diversi tentativi ho fissato la mia regola: scolo lungo, zucchero a velo, incorporazioni lente. Da lì in poi, la crema diventa tagliabile e il dolce smette di “spanciare”.
Il punto tecnico: come la ricotta stabilizza (o destabilizza) la crema
La ricotta cambia la struttura per tre motivi: contiene acqua che non è legata come nel mascarpone; se non la togli, la ritrovi nel biscotto; la sua tessitura è fatta di micro-grumi proteici: se li rispetti, ottieni una crema compatta; se li frulli o li monti troppo, ottieni una massa più liscia ma instabile, che tende a separare; ha meno grasso “di supporto”, quindi l’aria che incorpori deve essere controllata, altrimenti collassa.
Io mi sono convinta definitivamente la sera in cui ho fatto due pirofile gemelle: stessa quantità di caffè, stessi savoiardi, stesso cacao. In una ho usato ricotta non scolata e fruste elettriche per “renderla crema”. Nell’altra ho scolato 12 ore, setacciato e incorporato panna montata morbida con spatola. La prima dopo 4 ore era bella sopra e liquida sotto. La seconda dopo 12 ore aveva un taglio pulito, senza siero. Non è fortuna: è gestione dell’acqua e della rete proteica. Gli ingredienti che ci serviranno sono solo i seguenti ingredienti:
- 500 g ricotta (pecora o vaccina), da scolare
- 120 g zucchero a velo
- 2 tuorli freschissimi (opzionali ma utili)
- 200 ml panna fresca da montare (non zuccherata)
- 300–350 g savoiardi
- 250–300 ml caffè espresso/moka, freddo e non zuccherato
- cacao amaro q.b.
- scorza d’arancia finissima (facoltativa, dose “a punta”)
- 1 cucchiaio di Marsala nel caffè (facoltativo, non di più)
Veloce su come fare il tiramisù
Per prima cosa scolo la ricotta in frigo per 6–12 ore, dentro un colino a maglia fine (se ho la garza, meglio): è il passaggio che decide se il dolce resterà compatto o se tirerà fuori siero. Una volta asciugata, la setaccio una o due volte: non per estetica, ma perché ho notato che i micro-grumi più duri diventano punti instabili e, col tempo, “spingono” acqua nella crema. A questo punto incorporo lo zucchero a velo in due riprese, mescolando con spatola e senza fruste aggressive: qui non cerco volume, cerco una massa uniforme e stabile.
Se scelgo di usare i tuorli, li lavoro a parte per 30–40 secondi con un cucchiaio di zucchero a velo, giusto per renderli più fluidi e integrarli meglio, poi li unisco alla ricotta con movimenti lenti. Intanto monto la panna, ma la fermo quando è ancora morbida: deve sostenere la crema, non irrigidirla. La incorporo alla ricotta in tre volte, dal basso verso l’alto, finché la consistenza scende dalla spatola a nastro spesso e non cola.
Quando passo ai savoiardi, mi impongo un limite: nel caffè freddo (eventualmente corretto con un cucchiaio di Marsala, non di più) li bagno un secondo per lato. Ho notato che con la ricotta, se li inzuppi come nel tiramisù al mascarpone, l’acqua totale del dolce sale troppo e la struttura cede. In pirofila faccio quindi un primo strato di savoiardi, copro con uno strato di crema e spolvero un velo sottile di cacao setacciato; ripeto gli strati e chiudo con crema e cacao. Poi frigo almeno 6 ore, idealmente una notte: è il tempo in cui la ricotta si assesta, la crema si compatta e il taglio diventa pulito, senza “laghi” sul fondo.






