I biscotti al vino rosso hanno una caratteristica che li rende “da sera” più di tanti altri dolci: non cercano la crema, non chiedono farciture, non pretendono il caffè.
Stanno bene con una tazza calda tra le mani, quando la casa è finalmente silenziosa e la primavera ti lascia ancora quel filo d’aria fresca addosso. Il vino nell’impasto non serve a “fare scena”: porta profumo, asciuga il morso e lascia una nota appena speziata che si sposa con tisane semplici, quelle da dispensa vera.

Camomilla e miele se vuoi restare morbida, finocchio se vuoi sgonfiare la pancia dopo cena, zenzero e limone se senti la gola stanca. Ho notato che sono biscotti che non stancano perché non sono zuccherosi: il gusto è più adulto, più rotondo, e la tazza diventa parte della ricetta.
Una ricetta antica dei biscotti al vino: provali anche tu!
Questi biscotti sono nati per una cucina che non buttava via nulla e non misurava con la bilancia digitale. Il vino rosso era quello che c’era, spesso un fondo rimasto in bottiglia, e l’olio sostituiva il burro perché era più accessibile e si conservava meglio. Tecnicamente è un impasto “povero” ma furbo: niente uova, quindi dura di più e non rischi l’odore tipico se li lasci nella credenza; l’alcol del vino evapora in cottura e ti resta il bouquet, non la “sbronza”. Il bicarbonato o il lievito (poco) serve solo a dare respiro, ma la struttura la fa l’emulsione tra vino e olio: mescoli e vedi l’impasto diventare liscio senza impazzire. È il classico dolce che sembra umile, ma quando lo fai bene ti ritrovi con biscotti asciutti al punto giusto, pronti per l’inzuppo e resistenti senza diventare duri.
Gli ingredienti che ci serviranno sono:
• 350 g farina 00
• 120 g zucchero
• 90 ml olio di semi oppure extravergine delicato
• 120 ml vino rosso
• 8 g lievito per dolci oppure 5 g bicarbonato + 1 cucchiaino di aceto
• scorza grattugiata di 1 arancia non trattata
• 1 pizzico di sale
• zucchero semolato per rotolare i biscotti prima della cottura
Procedimento: l’impasto giusto si capisce dalle mani
In una ciotola capiente verso farina, zucchero, lievito (o bicarbonato), sale e scorza d’arancia. Mescolo due giri per distribuire tutto, poi aggiungo olio e vino. All’inizio sembra sabbia bagnata, poi inizia a compattarsi: qui il trucco è non aggiungere farina “per paura”. Impasto il minimo indispensabile finché diventa morbido e non appiccica troppo: se lo lavori a lungo, scaldi l’olio e perdi quella friabilità secca che serve per l’inzuppo.
Accendo il forno a 180 gradi statico. Preparo una teglia con carta forno. Stacco pezzetti di impasto e formo dei filoncini sottili, poi li chiudo ad anello oppure li taglio a tocchetti e li arrotondo: l’importante è farli simili per cuocere in modo uniforme. Li rotolo nello zucchero semolato e li appoggio distanziati.
Cuociono in 18–22 minuti, dipende dal forno e dalla dimensione. Il segnale è semplice: devono colorarsi appena sotto, non diventare scuri sopra. Quando li sforni sembrano ancora morbidi, ma è normale: raffreddando asciugano e diventano “biscotto” sul serio. L’ultimo consiglio pratico è farli riposare almeno un’ora prima di chiuderli in un barattolo: se li sigilli caldi, l’umidità resta dentro e perdi la croccantezza che li rende perfetti con la tisana.






