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Brillantante o pasticca tutto-in-uno, cosa conviene davvero in lavastoviglie

Succede a tutti. Si apre la lavastoviglie, i piatti sembrano puliti ma i bicchieri hanno un alone bianco, opaco, quasi una patina. Il problema non è l’elettrodomestico, è l’acqua.

Quella del rubinetto, se dura, lascia depositi di calcare che si seccano sulle stoviglie. La soluzione si chiama brillantante, quel liquido che si versa nell’apposito vano e che serve a far scivolare via l’acqua durante l’ultimo risciacquo. Senza di lui, anche la pasticca più costosa fatica a lasciare i bicchieri trasparenti.

Eppure, molti lo sottovalutano, convinti che le pasticche “tutto in uno” facciano miracoli. La verità è che spesso non basta, soprattutto se l’acqua è molto calcarea o se si usano programmi brevi. La prima volta che ho provato a fare a meno del brillantante, pensando che la pasticca sarebbe bastata, ho dovuto rilavare tutto a mano. Da allora ho cambiato idea.

Il mito della pasticca miracolosa (e le sorprese dei test)

Le pasticche tutto-in-uno sono sono comode, non c’è dubbio. Le prendi, le metti nel cestello, e via. Sulla confezione promettono detersivo, sale e brillantante in una sola dose. Ma i test indipendenti hanno rivelato che non sempre mantengono la parola.

Un’analisi ha confrontato dodici pasticche diverse, e il risultato è stato sorprendente: quelle più care hanno lasciato residui di sporco e aloni, mentre hanno vinto pasticche di marchi meno blasonati che costano anche 11 centesimi l’una. Il problema principale è che i cicli rapidi e a bassa temperatura, quelli che usiamo spesso per risparmiare energia, non sciolgono completamente la compressa. Il risultato è un pasticcio: residui di detersivo sui piatti e brillantante che non fa il suo lavoro. La comodità, insomma, ha un costo, e non solo in termini di denaro. Una volta ho provato a usare solo la pasticca per un mese. Alla fine, i bicchieri sembravano vetri da cantina.

La soluzione più furba (e più economica) è tornare alle origini

L’alternativa migliore, secondo chi ha provato tutto, è separare i prodotti. Detersivo in polvere o liquido, brillantante a parte, e sale rigenerante se l’acqua è dura. Così si ha il controllo su ogni ciclo: meno prodotto per un carico leggero, più brillantante se i bicchieri escono opachi. E si risparmia, perché i prodotti separati costano meno delle pasticche firmate. Per chi vuole osare, esiste anche un brillantante fai-da-te: acido citrico sciolto in acqua, o una miscela di acqua, glicerina e qualche goccia di limone. Costa pochissimo e non inquina. L’aceto, invece, è sconsigliato: a lungo andare danneggia le guarnizioni. Alla fine, la scelta non è tra comodità e risparmio, ma tra consapevolezza e abitudine. E la prossima volta che i bicchieri escono opachi, saprai da dove cominciare.

Francesca Guglielmino

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Francesca Guglielmino

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