Togliamo lo zucchero dal caffè e aggiungiamo una bustina di dolcificante. Compriamo una bibita senza zuccheri e scegliamo uno yogurt “zero”, convinti di aver trovato la soluzione perfetta per continuare a mangiare dolce senza preoccuparci delle calorie.
Ma sostituire lo zucchero con i dolcificanti è sempre una buona idea? Edulcoranti come aspartame, sucralosio, saccarina, acesulfame K e glicosidi steviolici hanno un potere dolcificante elevato e vengono utilizzati in quantità molto inferiori rispetto allo zucchero. Alcuni apportano pochissime calorie nelle quantità normalmente impiegate.

Questo può permetterci di ridurre gli zuccheri aggiunti in determinati alimenti e bevande, ma non significa che i dolcificanti siano automaticamente uno strumento per perdere peso.
Possiamo usare i dolcificanti durante la dieta?
Se siamo abituati a bere ogni giorno diverse bevande zuccherate, scegliere temporaneamente una versione senza zucchero può ridurre l’apporto di zuccheri e calorie. Lo stesso principio può valere per il caffè o altre preparazioni nelle quali aggiungiamo abitualmente zucchero.
Il problema nasce quando consideriamo la sostituzione come una specie di lasciapassare per consumare quantità maggiori di prodotti dolci. Un alimento “senza zuccheri aggiunti” non è necessariamente privo di calorie e la sua composizione complessiva continua a essere importante.
Inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsiglia di fare affidamento sui dolcificanti non zuccherini come strategia per controllare il peso nel lungo periodo. L’obiettivo dovrebbe essere anche quello di ridurre gradualmente l’abitudine a sapori eccessivamente dolci, non soltanto sostituire una sostanza con un’altra.
Dolcificante non significa che possiamo usarne quanto vogliamo
Gli edulcoranti autorizzati vengono valutati per la sicurezza e, quando previsto, hanno una dose giornaliera ammissibile. Nelle normali condizioni di consumo non dobbiamo quindi considerarli automaticamente pericolosi, ma neppure utilizzarli indiscriminatamente.
Alcuni prodotti contenenti determinati polioli, inoltre, possono provocare effetti lassativi o disturbi gastrointestinali se consumati in quantità elevate. C’è poi un’eccezione importante: chi soffre di fenilchetonuria deve evitare l’aspartame, perché rappresenta una fonte di fenilalanina.
Durante una dieta, quindi, possiamo utilizzare un dolcificante quando ci aiuta concretamente a ridurre lo zucchero, ma non dobbiamo trasformarlo nel protagonista di ogni pasto.
Possiamo anche provare, poco alla volta, a mettere meno zucchero nel caffè, scegliere yogurt meno dolci e abituarci a bevande non zuccherate.
Perché il cambiamento più utile non è necessariamente trovare qualcosa che sappia dolce senza essere zucchero, ma scoprire che non tutto quello che mangiamo o beviamo deve avere continuamente un sapore dolce.






