Feci e topi morti nel riso: ecco quanto trovato dai carabinieri del N.A.S. in alcuni silos di una azienda agricola della provincia di Vercelli. Sono circa 1,5 le tonnellate di riso prodotte ogni anno, che rendono l’Italia la regina in Europa con quasi il 50 per cento della fornitura continentale.
Le piantagioni sono collocate principalmente tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna. Sono 234 mila ettari di terreni coltivati: soprattutto alle regioni settentrionali va il primato di eccellenza nella produzione. Ed è proprio in uno dei territori più noti e certificati per l’alta qualità che invece si è giunti a questa macabra scoperta. I controlli effettuati hanno portato al sequestro di oltre 220 tonnellate di risone, stoccato all’interno di due silos in pessime condizioni di conservazione e di pulizia.
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Diverse deiezioni e cadaveri di animali, nonchè piume di uccelli e ragnatele a “condire” questo alimento così comune sulle tavole degli italiani. E’ qualificato ad oggi come ingrediente principale di tanti primi piatti saporiti. Alla denuncia è seguita una sanzione per il titolare dell’azienda corrispondente ad una multa di mille euro. Senza dubbio una pena irrisoria a fronte del danno che avrebbe potuto derivare dalla commercializzazione del prodotto. Di qui nasce l’esigenza di varare norme più severe riguardo quella che può essere a tutti gli effetti definita una frode ai danni dei consumatori.
Senza contare gli effetti sulla salute per eventuali intossicazioni batteriche, anche potenzialmente fatali. Purtroppo per quanto si faccia, è sempre difficile prevedere dei controlli serrati e soprattutto regolari per identificare i siti “fuori legge”. Certamente non ci si aspettava che, in una zona che vanta un primato per la quantità di risaie e soprattutto per la qualità dello stesso, si potesse incorrere in un pericolo simile.
Tanto più che, a causa della concorrenza dei paesi asiatici, si presta ad essere inserito nella classifica degli alimenti più cari sul mercato. Una recente indagine della Camera di Commercio di Pavia in collaborazione con Borsa merci telematica italiana ha rilevato un sensibile aumento dei prezzi per quanto riguarda due varietà in particolare.
Nel dettaglio si tratta del riso Arborio e del riso Carnaroli, che hanno avuto un aumento rispettivamente del 39% e del 56%. Queste importanti variazioni al rialzo sono dovute alla minore disponibilità di questi prodotti sul mercato, rispetto all’anno scorso. Sono i risi a grani tondi e quelli a grani lunghi ad aver trascinato verso l’alto i prezzi dei prodotti, soprattutto in ambito di consumo interno. Si fermano invece le importazioni italiane nella categoria alimentare risicola. Anche il riso Selenio ha avuto un incremento in termini di prezzo di oltre il 40%, registrando i costi più alti degli ultimi anni. Questa situazione generale ha causato una generale diminuzione di alcune qualità di riso greggio e semigreggio. In leggera controtendenza invece il riso lavorato, che ha avuto un incremento medio del 4%. Ciò fa comprendere la rilevanza che una normativa più severa in tema di controlli potrebbe avere in relazione alla commercializzazione del riso nostrano soprattutto all’estero.
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