Mangiare gamberetti | per quale motivo non va succhiata la testa

La testa andrebbe evitata quando si tratta di mangiare gamberetti od altri tipi di crostacei. Lo consigliano le autorità fornendo anche l’importante spiegazione.

Mangiare gamberetti ed altri crostacei può esporre al rischio di assumere cadmio FOTO ricettasprint
Mangiare gamberetti ed altri crostacei può esporre al rischio di assumere cadmio FOTO ricettasprint

Il pranzo di Natale e di Capodanno, così come le cene, si contraddistinguono in molte regioni d’Italia per la presenza di gamberetti, scampi, gamberoni ed altri crostacei in generale. Di ricette in tal senso ce ne sono a bizzeffe, sia per quanto riguarda i primi che i secondi, e pure gli antipasti. Ma bisognerebbe osservare alcune semplici regole per garantire la commestibilità di queste prelibatezze ittiche. Lo fa sapere l’Agenzia spagnola per gli affari dei Consumatori, la sicurezza alimentare e la nutrizione (AECOSAN). Questo ente pone l’accento sulla necessità di dovere evitare il contenuto delle teste. L’AECOSAN risponde direttamente al Ministero della Salute iberico, dunque quel che afferma va preso sul serio. Secondo questo organismo, nella testa dei crostacei sarebbe stata riscontrata una presenza anomala di cadmio. Si tratta di un metallo in grado di contaminare la carne dei crostacei.

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Mangiare gamberetti, occhio a non sottovalutare il rischio cadmio

E mangiare gamberetti e simili prendendo anche la testa non va bene in quanto il cadmio si concentrerebbe proprio in tale parte del corpo. Una assunzione eccessiva di tale alimento rischia con il passare del tempo di provocare danni all’organismo, e soprattutto ai reni. Non a caso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) classifica il cadmio con un livello di pericolosità appartenente alla categoria 1. Cioè potenzialmente cancerogeno. L’utilizzo del cadmio è molto diffuso nei processi industriali delegati alla produzione di diserbanti e fertilizzanti. Questa sostanza ha la tendenza ad accumularsi nel corpo fino a periodi che possono arrivare anche ai 30 anni. E si concentrano soprattutto nei reni e nel fegato.

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