La patata contiene, naturalmente, acido clorogenico e ioni di ferro. Durante la bollitura, il calore rompe le cellule e mette a contatto queste sostanze.
Se dopo la cottura la patata viene lasciata raffreddare all’aria esposta, l’ossigeno reagisce con il complesso ferro-acido clorogenico formando composti di colore scuro, dal grigio al nero-bluastro. È lo stesso fenomeno che annerisce una mela tagliata. Non è un segno di marciume né di tossicità, ma è esteticamente sgradevole e può alterare leggermente il sapore.
L’errore più comune è pensare che l’annerimento dipenda da una malattia della patata o da una cottura sbagliata. In realtà, è un’ossidazione, e si previene con una gestione corretta della temperatura e dell’ambiente subito dopo la bollitura. Le patate a pasta farinosa (come le vecchie o le aglie) tendono ad annerire più di quelle cerose, perché contengono più amido e più acido clorogenico.
Per evitare che le patate bollite diventino nere, il trucco è raffreddarle rapidamente e limitare il contatto con l’ossigeno. Subito dopo averle scolate, immergerle in acqua fredda (meglio se con ghiaccio) per 2-3 minuti, poi scolarle e asciugarle. Lo shock termico blocca le reazioni enzimatiche e l’ossidazione.
Un altro metodo è aggiungere all’acqua di bollitura un cucchiaio di aceto bianco o qualche goccia di succo di limone: l’acidità abbassa il pH e inibisce la reazione tra ferro e acido clorogenico. Attenzione: non esagerare con l’aceto, altrimenti le patate assumeranno un sapore acidulo. Se le patate sono già annerite, non c’è modo di recuperare il colore, ma possono essere consumate senza problemi (basta tagliare via la parte scura se è molto antiestetica). La prevenzione è l’unica cura.
Le patate bollite si conservano in frigorifero per 3-4 giorni, ma solo se raffreddate correttamente e riposte in un contenitore ermetico. L’errore più grande è lasciarle nel pentolone con l’acqua di cottura: l’acqua le rende mollicce e favorisce la proliferazione batterica. Meglio scolarle, raffreddarle, asciugarle e conservarle asciutte.
In freezer, le patate bollite si possono congelare per 2-3 mesi, ma la consistenza cambierà: diventano più farinose e meno compatte, adatte per purè o gnocchi, non per essere mangiate a pezzi. Per congelarle, tagliarle a pezzi (se sono intere), disporle su un vassoio in un unico strato, congelarle per un’ora, poi trasferirle in un sacchetto ermetico. Lo scongelamento va fatto in frigorifero o direttamente in padella. Con questi accorgimenti, le patate bollite non anneriranno e si conserveranno al meglio. E la prossima volta che le vedi diventare nere, saprai che non è colpa tua: è solo chimica.
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