Compostabile, basta a tutti i livelli in Francia. Dallo scorso 4 giugno le stoviglie in bambù non possono più essere vendute, su diretta disposizione della Repressione Frodi. Ed anche in svariati altri Paesi europei come Olanda, Belgio, Lussemburgo, Austria, Svizzera, Danimarca e Finlandia hanno fatto lo stesso.
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La decisione che sta a monte di tutto risiede nella riscontrata presenza di sostanze chimiche che da piatti e posate in compostabile migrano direttamente negli alimenti che vengono a contatto con essi.
Tra questi spicca in particolar modo la formaldeide, che alla lunga può essere cancerogena. La formaldeide è impiegata per la realizzazione nei processi industriali di diversi altri oggetti di tutti i tipi.
Per quanto riguarda l’ambito degli alimenti, è quando vengono sottoposti a calore che tali strumenti risultano essere potenzialmente nocivi. A questo punto si arriva in seguito alla lavorazione industriale, con il bambù che viene trattato sotto forma di polvere o fibre e che necessita di colle sintetiche per essere legato e trattato.
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Tra queste c’è in particolar modo la formaldeide, per l’appunto. Ma, specialmente quando di scarsa qualità, può risultare potenzialmente pericolosa e tossica. La cosa è accertata da diverse osservazioni specifiche e da un aumento di casi di cancro a scapito di consumatori dopo una esposizione prolungata.
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A quanto pare c’è una mancanza di chiarezza per quanto riguarda la normativa che dovrebbe regolare la messa in commercio di stoviglie in compostabile. Che vengono utilizzate soprattutto per i bambini e che possono essere acquistate senza i dovuti controlli sia nei supermercati che sul web in Italia.
Qui da noi infatti non ci si è posti il problema. Ma la Commissione Europea è al lavoro per azzerare qualsiasi tipo di rischio. Già un anno fa la UE aveva riconosciuto però l’esistenza di rischi. Il fatto però è che queste stoviglie non sono incluse nel quadro del regolamento europeo emanato nel 2011.
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Servirà un aggiornamento prima di poterne impedire la diffusione in commercio. Un primo passo è l’ottenimento della obbligatorietà di ottenere un permesso per importatori e produttori del settore. Esso servirà per tutto il territorio d’Europa.
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